«Ho paura, non parlo» e il testimone di Aemilia va via

Legale campano va in tilt quando il pm l’incalza su un affare con relativo viaggio a Cutro dal capoclan

REGGIO EMILIA. Chiamato a testimoniare dalla difesa dell’imputato Luigi Muto, l’inizio della deposizione dell’avvocato napoletano Renato De Simone, 63 anni, è quantomeno scanzonata, perché fra il serio e il faceto dice di ricordare quel nome «perché a Napoli è il soprannome di chi non parla».

Ma un’ora dopo però la bocca cucita è la sua, quando cioè il pm Beatrice Ronchi comincia ad incalzare il legale-testimone facendo riferimento a quanto ricostruito dai carabinieri di Fiorenzuola (e spiegato più di un anno fa in udienza dal maresciallo Camillo Calì) che hanno inquadrato una non meglio identificata operazione finanziaria a Reggio di Romolo Villirillo ed altre persone che avrebbe inviperito nientemeno che il boss Nicolino Grande Aracri.

Per questa ed altre vicende Villirillo – sempre per gli inquirenti – entrò in disgrazia con il vertice del clan, ma di questa storia ne dovrebbe sapere più di qualcosa anche l’avvocato De Simone, perché ad un certo punto il pm Ronchi gli chiede come mai finì a Cutro a casa di Grande Aracri. Una domanda che manda letteralmente in crisi il testimone che comincia ad essere in difficoltà.

«Avendo letto certi fatti di cronaca, uno non può essere sereno, mi sono trovato in una situazione che mi preoccupa» abbozza il legale campano. La Corte gli ricorda che ha il dovere di collaborare, che rischia di finire nei guai per falsa testimonianza. Sempre i giudici concedono una pausa per fargli raccogliere le idee, ma al rientro in aula non serve neppure “proteggerlo” con il paravento usato solitamente per i collaboratori di giustizia.

L’avvocato De Simone dice chiaramente di non stare bene, di non sentirsela d’andare avanti. A quel punto sia il pm Beatrice Ronchi che il presidente della Corte (Francesco Caruso) sono espliciti: «Ha paura? È stato avvicinato da qualcuno?». La risposta del testimone non lascia dubbi: «In questo processo vi sono importanti fatti di cronaca – dice a fatica – personaggi di spicco. Sì, ho ragioni concrete che mi inducono ad avere timore».

Davanti a parole simili la Corte chiude qui la deposizione e il legale napoletano se ne va. In precedenza – rispondendo alle domande dell’avvocato Luigi Antonio Comberiati (difensore di Muto) – il testimone ha ricordato che nel 2011 era stato consigliato dal nipote bancario («Lavora al Credem come promotore finanziario») di fare un investimento immobiliare a Reggio, perché i prezzi erano buoni e il valore delle case sarebbe più avanti aumentato. «Mio nipote mi presentò alcuni costruttori che erano suoi clienti in banca – ha specificato – fra cui anche Muto che mi fece vedere un appartamento. Ma non comprai nulla». Poi la paura prenderà il sopravvento. (t.s.)