Beni confiscati al clan, ora l’uso sociale

Progetti dei sindaci Colli (Montecchio) e Carletti (Bibbiano) sui patrimoni tolti a Vertinelli e Sarcone

REGGIO EMILIA. Nel giro di pochi giorni sono state decise due rilevanti confische di beni ritenuti dalla magistratura di matrice mafiosa e che hanno colpito Palmo Vertinelli (nell’ambito della maxi operazione Aemilia e qui il provvedimento è stato preso dopo una lunga battaglia legale in tribunale a Reggio) e Nicolino Sarcone (relativamente agli accertamenti susseguenti alla sua condanna per Edilpiovra, con decisione presa dalla Corte d’appello di Bologna).

Proprietà che sono collocate rispettivamente in due comuni: Montecchio e Bibbiano. Da qui l’interesse da parte dei sindaci Paolo Colli ed Andrea Carletti per dare un “volto” diverso ad alcuni di questi immobili. Per la verità il primo cittadino di Montecchio si è mosso da tempo, prendendo contatti con l’organo competente, cioè l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati. Quindi è già realtà l’utilizzo di tre alloggi di via Galileo Galilei che ora accolgono diversi profughi. Ma quest’utilizzo virtuoso – in affitto – non dovrebbe fermarsi qui, come conferma il sindaco Colli.

«Nel nostro territorio vi sono diversi beni sequestrati e non solo a Vertinelli. Una questione delicata che stiamo affrontando da mesi con l’Agenzia preposta. C’è un progetto per utilizzare altri spazi per scopi sociali, per permetterne una fruibilità collettiva. Un progetto a cui teniamo e su cui continuiamo a lavorare». Sulla stessa linea d’onda il sindaco di Bibbiano che sul tema ha già illustrato il suo parere sul proprio profilo Facebook: «In merito ai beni, siti a Bibbiano, confiscati a Nicolino Sarcone nell’ambito del processo “Edilpiovra”, ci attiveremo al più presto presso gli enti competenti – scrive il sindaco Andrea Carletti – per verificare le possibilità di mettere in campo un progetto che preveda un utilizzo pubblico, con finalità sociali, di tali proprietà».(t.s.)