Eremo, anche i locali dei monaci passano al parco dell’Appennino

Castelnovo, l’obiettivo è recuperare dal punto di vista architettonico gli edifici abbandonati da tempo Frate Giordano: «Si è chiesto a ordini e eremiti la disponibilità a viverci? O la presenza è problematica?» 

CASTELNOVO MONTI. È sicuramente un passaggio importante, quello che ha riguardato l’eremo di Bismantova, annunciato nei giorni scorsi, ovvero il trasferimento di proprietà del complesso dell’eremo, sottoscritto dalla Diocesi di Reggio Emilia, dalla parrocchia di Ginepreto e dal Parco nazionale dell’Appennino reggiano. Quelli che erano i locali abitati un tempo dai monaci benedettini, ormai in abbandono, passano di mano.

La nuova proprietà si occuperà del recupero architettonico con destinazione a luogo di «documentazione, testimonianza e servizi sulla spiritualità e geologia» della Pietra, ispirati all’etica della custodia del creato. A parte una piccola porzione, che fino al crollo di pietre dalla parete della Pietra del 2015 era abitata da don Edo Cabassi. Anche lo stesso vicario generale della Diocesi, Alberto Nicelli, ha spiegato che «la transazione a favore del parco nazionale dell’ex eremo di Bismantova offre una importante opportunità per il rilancio dell’intero complesso, evitando che, anche a causa della caduta dei massi e del perdurante abbandono, si creassero le condizioni per una disaffezione nei confronti di uno dei luoghi di fede tradizionalmente più cari alle popolazioni montanare. Occorre inoltre sottolineare i risvolti collegati alla promozione spirituale, perché l’ex eremo sarà destinato a luogo preposto alla divulgazione delle istanze etico-religiose della custodia del creato, così validamente espresse nella recente enciclica papale Laudato Si’».

Un affetto della popolazione verso il luogo che è innegabile e antichissimo. Anche per questo, del trasferimento di proprietà si sta discutendo ampiamente. Molto positivo il giudizio del capogruppo di minoranza “Progetto per Castelnovo”, Robertino Ugolotti: «Non si può fare a meno di esprimere soddisfazione ed apprezzamento per l’intesa raggiunta, che permette innanzitutto di dare un futuro all’eremo della Pietra, quale edificio bisognoso di un intervento di recupero e poi di manutenzione, come succede per ogni struttura edilizia con anni sulle spalle. Nel contempo, si cerca di mettere a sistema, collegandoli tra loro, i tanti pezzi di un patrimonio religioso, ambientale, urbanistico che merita di essere sempre più valorizzato». Conclude Ugolotti: «L’epoca matildica ha dato una particolare connotazione a queste zone, ma pure di “radici”, consuetudini e tradizioni, che andrebbero salvaguardate e tramandate come importante punto fermo. A tutti è noto come l’eremo della Pietra di Bismantova sia stato meta, nel passato, di visite e pellegrinaggi da parte di moltissimi fedeli. Dobbiamo pertanto auspicare che le attività laiche che sono previste in questo complesso non ne sacrifichino in alcun modo la funzione religiosa, anche perché, se presso l’eremo della Pietra continueranno a raccogliersi tanti montanari, per fede e devozione, chi ci governa ai vari livelli istituzionali si convincerà finalmente che la nostra montagna è ancora viva e vitale».

Ma ci sono anche voci diverse, come quella di frate Giordano Ferri, dell’Ordine francescano: «L’eremo è da sempre “luogo dello spirito” perché abitato da persone che quello spirito lo incarnano. Non credo che basti recuperare gli spazi dal punto di vista architettonico o della messa in sicurezza perché possa continuare ad esserlo. Si è chiesta la disponibilità ad abitare il luogo agli ordini religiosi o ai diversi eremiti presenti in Diocesi? O la loro presenza viene vista come “problematica” per l’attività (anche pastorale) della zona? Pace e bene». (l.t.)