«Preso a pugni da Valerio ma l’ho provocato io»

REGGIO EMILIA. Giuseppe Giglio, pentitosi nel processo Aemilia, ha raccontato con la sua deposizione che l’imprenditore Antonio Vetere era stato picchiato da Antonio Valerio per un debito. Ieri...

REGGIO EMILIA. Giuseppe Giglio, pentitosi nel processo Aemilia, ha raccontato con la sua deposizione che l’imprenditore Antonio Vetere era stato picchiato da Antonio Valerio per un debito. Ieri Vetere ha fatto la sua comparsa come testimone del processo contro la ’ndrangheta, chiamato da Gaetano Blasco, imputato del processo di associazione mafiosa ed estorsione. Vetere si era affidato ad Antonio Valerio per la fornitura di un ponteggio. «Con Valerio ci conosciamo da quando siamo piccoli» ha raccontato Vetere, che per l’accusa ha subito una estorsione da parte di Blasco. «Ma no - ha assicurato il testimone - Blasco ha cercato di mettere pace tra me e Valerio». Pace necessaria perché Vetere ha incontrato problemi nel saldare il conto presentatogli da Valerio, incontrando così anche la sua rabbia divenuta poi violenza. «Ma io non ho mai subito minacce da Blasco - ha ribadito Vetere - Con Valerio è chiaro che alle volte su questioni così si alza la voce». Poi, però, incalzato dalla pm Beatrice Ronchi, ha raccontato l’episodio di violenza. «Valerio mi ha dato un pugno - ha confermato il testimone - Si tratta della questione del ponteggio. Era una domenica mattina, non c’era nessuno. Io ero al supermercato e lui mi ha chiamato per chiarirci. È partito un pugno. Ma sono stato io a provocarlo».

A fare chiarezza sulla circostanza potrebbe però essere ora proprio Valerio. Dopo Giuseppe Giglio è lui infatti il secondo collaboratore di giustizia al maxi-processo, in corso a Reggio. L’imprenditore edile, 49 anni, è noto nell’ambito della maxi operazione antimafia Aemilia come uno dei due intercettati mentre ridevano durante le scosse del sisma 2012, anche se quest’uomo attraversa dagli anni Novanta le vicende legate alla criminalità reggiana. Ha un elevato profilo criminale ed è noto soprattutto per l'agguato che subì la sera del primo maggio del 1999 nel quale rimase ferito davanti alla casa dove abitava, in via Samoggia a Reggio Emilia. (e.l.t.)