«Ginocchia ricoperte da ferite, Alì ha lottato per non annegare»

Luzzara: i legali della famiglia del dodicenne inviano una richiesta risarcitoria al consorzio di bonifica. «Gravi carenze sulla sicurezza, il canale è una trappola. Stiamo vagliando la responsabilità colposa»

LUZZARA. «Sul corpo del piccolo Alì ci sono segni tangibili di escoriazioni sulle ginocchia e sui piedi. Il bambino ha cercato di risalire con tutte le sue forze ma purtroppo gli è stato impossibile». Il grande canale della Bonifica che va da Luzzara a Suzzara si è rilevato una trappola per Alì Hassnain, il 12enne annegato dopo essere caduto dalla sponda spiovente del corso d’acqua. A dirlo, adesso, sono anche gli avvocati ai quali si è affidata la famiglia.

«Non si tratta di un piccolo fosso con mezzo metro d’acqua ma di un canale profondo due metri sprovvisto di protezioni – avvertono gli avvocati Mauro Intagliata e Francesco Tazzari, che si stanno muovendo sia sul piano penale che su quello civile –. C’è solo una scaletta dalla quale avrebbe potuto risalire, ma era sul punto di caduta. Poi più nulla per centinaia di metri».

Una constatazione fatta sul posto dai legali che hanno ripercorso il canale e vagliato le foto del cadavere del ragazzino in attesa della relazione del medico che ha effettuato l’autopsia, ma che sarà consegnato a 60 giorni dall’esame. «È evidente che il bambino ha cercato di risalire da quelle sponde di cemento – dice Tazzari –. Le ginocchia sono ridotte malissimo, piene di ferite. Ma non ce la poteva fare con quelle sponde ripide, scivolose e senza appigli».

La famiglia di Alì chiede di valutare eventuali responsabilità colpose dell’ente gestore del corso d'acqua. Un’azione affidata allo studio reggiano deciso a fare luce sulla morte del ragazzino avvenuta il 17 luglio. «Le circostanze sono ancora tutte da chiarire, tuttavia per il tramite di nostri consulenti e tecnici, a seguito dei sopralluoghi eseguiti sul canale irriguo e delle risultanze fotografiche ottenute sul corpo del ragazzino, restano infatti da vagliare aspetti di responsabilità colposa da parte del Consorzio di bonifica Terre di Gonzaga in relazione alla intrinseca e oggettiva pericolosità del luogo» fa sapere l’avvocato Intagliata, che già oggi stesso presenterà una richiesta risarcitoria con messa in mora dell’ente che gestisce li canale.

Dopo il sopralluogo i legali segnalano infatti che sia la strada interna adiacente al canale, sia la struttura stessa sono sprovvisti di parapetto, muretto o recinzione, e che in acqua «per centinaia di metri risulta mancante su entrambi i lati e presente solo in un tratto e su un solo lato la scaletta di risalita, che avrebbe per certo consentito al piccolo Alì di poterla afferrare e salvarsi nel vano tentativo di lottare contro la forte corrente». I legali puntano quindi il dito contro la facilità di caduta nel grande canale, così come nella difficoltà di uscita in caso anche di caduta accidentale.

Enrico Lorenzo Tidona