Beretti non c’è: «Sono sotto scorta»

Il giudice di Aemilia costretta a rinunciare all’invito: «La mia vita è cambiata»

GATTATICO. «Oggi chi resiste alla sopraffazione della mafia è un resistente come i nostri partigiani. La legalità odierna è antifascista». L’attualizzazione dei valori dei sette fratelli Cervi non poteva non passare dal maxiprocesso Aemilia, tramite un invito eccellente. Soliani avrebbe voluto presente alla serata di martedì il presidente vicario del Tribunale di Reggio Cristina Beretti, sotto scorta per le minacce ricevute. La dottoressa Beretti non ha potuto partecipare per ovvi problemi logistici ed organizzativi, ma ha mandato una lettera letta a voce alta sul palco. «Come può ben immaginare, le mie giornate sono sempre più dense – ha scritto Beretti –. Grazie per le parole di stima e di apprezzamento. Non potrò esserci: la mia vita ha subito qualche cambiamento e purtroppo dovrò abituarmi. Un abbraccio a tutti: continuerò il mio lavoro con ancor più impegno, sapendo di poter contare sulla vostra stima e il vostro appoggio». Un messaggio applauditissimo, seguite subito dopo dal video intervento di Ignazio Cutrò, collaboratore di giustizia (già ospite di persona al Museo Cervi l’anno scorso) e presidente dell’associazione nazionale testimoni di giustizia, che ha spiegato cosa significa opporsi alle organizzazioni criminali con i rischi personali che ne conseguono e che ha lanciato un appello di incoraggiamento nella lotta contro la mafia.

Mafia che quindi è entrata di prepotenza ai Campi Rossi: e non poteva essere altrimenti, nell’anno del processo alla ’ndrangheta emiliana. «Ci sono ancora persone che resistono, come la dottoressa Beretti, per difendere la libertà e la giustizia», ha concluso Soliani. (am.p.)