Urla ai cronisti, Fnsi interpella l’antimafia

Il presidente Giulietti ieri in udienza a sostegno dei giornalisti: «Audizione ad hoc della commissione»

REGGIO EMILIA. Un'audizione alla commissione antimafia per acquisire testimonianze e documentazione «relative alle ripetute minacce» subite dai giornalisti nel processo di ’ndrangheta Aemilia. La chiederanno alla presidente Rosy Bindi e al vice Claudio Fava il presidente e il segretario generale della Fnsi, Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso. Accompagnato dalla presidente dell'Associazione stampa dell'Emilia-Romagna Serena Bersani, Giulietti ha partecipato ieri ad un udienza del dibattimento in corso a Reggio Emilia. «Abbiamo voluto testimoniare - hanno spiegato - la nostra vicinanza alle colleghe e ai colleghi che, non da oggi, stanno seguendo quotidianamente con grande rigore professionale il processo Aemilia». Il senso della loro presenza in aula è quello di «far capire a chi, magari anche dalla gabbia degli imputati, ritiene di poter continuare a minacciare e a insolentire i cronisti, che hanno non soltanto il diritto, ma anche il dovere di informare la pubblica opinione sulle infiltrazioni mafiose in Emilia-Romagna, che i colleghi non sono soli. Ogni qualvolta, a Reggio Emilia o altrove, un cronista sarà minacciato, chiederemo a tutti gli altri giornalisti di riprendere le loro inchieste e di illuminare le zone di oscurità».

Per Giulietti gli attacchi non devono cessare «non perché i cronisti abbiano dei privilegi, ma perché sono gli occhi e le orecchie della pubblica opinione. Intimidirli significa intimidire il cittadino».

Il sindacato dei giornalisti ha deciso di stare vicino ai tanti colleghi impegnati nel processo contro la ’ndrangheta, durante il quale sono stati registrati attacchi da parte degli imputati. Dopo la richiesta di escludere la stampa dall’aula presentata a inizio anno, è giunto durante l’udienza del 13 luglio l’urlo dalle gabbie « in galera». Una intimidazione dopo la quale è scattata la solidarietà da parte del sindacato nazionale dei giornalisti così come delle istituzioni reggiane e nazionali in difesa del diritto di informazione. «Sarebbe un gravissimo errore sottovalutare le nuove minacce che gli imputati nel processo Aemilia e i loro legali hanno rivolto, e non è la prima volta che accade, nei confronti dei cronisti. Non è tollerabile che si possano usare persino le aule di giustizia per tentare di intimidire chi svolge il proprio mestiere di informare i cittadini» aveva detto l’Fnsi dopo l’episodio.