Iaquinta se la prende con il pm e viene allontanato dall’aula

L’imprenditore imputato inveisce contro Mescolini e parla di «accanimento» del magistrato Poi rincalza mentre esce: «Ti si rivolterà contro di te tutta la vita. Hai pure tu una famiglia»

REGGIO EMILIA. È stata un’altra udienza ad alta tensione quella di ieri nell’aula speciale di Aemilia. Ad attirare l’attenzione è stato l’imprenditore Giuseppe Iaquinta, imputato per associazione mafiosa, che è sbottato contro il pm dell’accusa Marco Mescolini, venendo poi allontanato dall’aula e rimediando la verbalizzazione da parte del tribunale delle frasi urlate al magistrato. «È un accanimento totale» ha detto Iaquinta verso Mescolini alzandosi dal primo banco dove era seduto accanto al suo avvocato Carlo Taormina. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso di Iaquinta è la dichiarazione del pm sui quattro dei cinque testi chiamati da Taormina a difesa di Iaquinta. Mescolini avverte che sono indagati infatti per false dichiarazioni al difensore in sede di Riesame. «Lo apprendiamo adesso, non ne sapevamo nulla» dice Taormina, «siamo sorpresi e perplessi». L’imprenditore cutrese non si accontenta: si alza e sbotta. «Non tiri fuori niente - dice Iaquinta verso Mescolini mentre guadagna l’uscita - Sta cercando in tutti i modi. Mi hai rovinato la vita. Ci avrai sulla coscienza per tutta la vita. L’accanimento che c’hai ti si rivolterà contro di te. C’hai pure tu una famiglia». Iaquinta viene raggiunto dagli agenti dalla polizia addetti alla sicurezza dell’aula, che lo accompagnano fuori.

Da lì Mescolini si rivolge alla corte e chiede al presidente Francesco Caruso di verbalizzare le frasi di Iaquinta. Lo stesso Taormina, a quel punto, rinuncia a tutti i testi citati ieri, facendo saltare anche il video collegamento programmato dal carcere con Alfonso Diletto, imprenditore brescellese ristretto al 41bis la cui deposizione era da molti attesa. «La mia vita è rovinata. Io volevo dire che se lui ha una coscienza allora deve capire» dirà poi Iaquinta fuori dall’aula. La vicenda che non va giù all’imprenditore riguarda anche l’episodio contestato degli ombrelloni spariti dalla sua casa al mare in Calabria. Secondo l’accusa Romolo Villirillo si sarebbe recato a casa di tale Giuseppe Gentile, in quanto quest’ultimo si sarebbe appropriato di due ombrelloni di Iaquinta. La situazione sembra quindi risolversi proprio grazie all’intervento di Villirillo, fatto che porta l’accusa a indicare la forza di intimidazione dei sodalizi (quello emiliano e quello di Cutro) per dirimere questioni anche di carattere privato. Ciò ne documenterebbe l’appartenenza e non solo la vicinanza. Nel merito della questione, ieri era stato citato dalla difesa di Iaquinta Sestito Domenico, incalzato anche dai pm Mescolini e Beatrice Ronchi. Poi la rivelazione dell’indagine per false dichiarazioni degli altri testi ha fatto inalberare Iaquinta, che si è dovuto allontanare dall’aula facendo poi chiudere la pratica prima del previsto.

Non sono mancati anche problemi relativi alle citazioni di altri testi. In primis quello del pentito di ’ndrangheta Giuseppe Vrenna, citato sempre dall’avvocato Antonio Piccolo in difesa di Francesco Scida. Vrenna è stato posticipato il 3 agosto prossimo.

Si tratta di un affiliato alla ‘ndrangheta, membro di una famiglia storicamente vicina all’organizzazione criminale. Uomo che si è sempre occupato del contrabbando di sigarette e grazie alla sua collaborazione con la giustizia ha svelato diversi retroscena. Rivelò di essere a conoscenza che a Reggio Emilia era stata aperta una ’ndrina legata al clan Grande Aracri, come raccontatogli da Vito Martino. (e.l.t.)