Offensiva M5s per rimuovere Maria Sergio

Interrogazione dei parlamentari del Movimento 5 stelle contro l’ex dirigente reggiana passata poi in forze a Modena

REGGIO EMILIA. I 5 stelle non mollano l’osso contro Maria Sergio. È pronta ad essere depositata in Parlamento un’interrogazione sull’ex dirigente del comune di Reggio con cui chiedono «al ministro (senza specificare quale, ndr) di intervenire affinché sia rimossa dal suo incarico di dirigente del settore Pianificazione territoriale e trasformazioni edilizie del Comune di Modena, incarico avvenuto attraverso un atto diretto del Sindaco Muzzarelli». Un intento dichiarato dalla parlamentare reggiana del Movimento 5 stelle Maria Edera Spadoni insieme ai colleghi modenesi Michele Dell'Orco e Vittorio Ferraresi e Giulia Sarti, capogruppo pentastellato in Commissione antimafia. Intenzione manifestata a pochi giorni dalla deposizione peraltro come semplice testimone di Sergio al processo Aemilia.

Una concomitanza che per certi versi stride. «Ricordiamo anche in questa sede che nel maggio 2012 la Sergio , moglie di Vecchi sindaco di Reggio Emilia, acquistò al grezzo l’attuale abitazione sua e della sua famiglia dall’azienda M&F General Service Srl, azienda il cui amministratore unico e legale rappresentante al momento della compravendita era Francesco Macrì arrestato nell’ambito dell’operazione Aemilia il 28 gennaio 2015» continuano i parlamentari pentastellati. «Nell’accesso agli atti del Movimento 5 stelle di Reggio Emilia emerge che dal 2003 al 2012 la Fratelli Macrì si è aggiudicata 12 appalti pubblici nel comune di Reggio Emilia per un controvalore di oltre 300.000 euro; dal primo gennaio 2004 al 30 settembre 2014 l’ingegnere Maria Sergio occupò la posizione di dirigente del Servizio Pianificazione e Qualità Urbana del Comune di Reggio Emilia» incalza la Spadoni.

«Nel 2016 il Movimento 5 Stelle di Modena ha chiesto le dimissioni per la dirigente Maria Sergio: la richiesta era motivata da un’ inopportunità politica di lasciare la direzione di un servizio così strategico, durante il rifacimento dell’intero piano urbanistico modenese, in mano ad una persona che aveva chiaramente sottovalutato la presenza nel proprio territorio di famiglie collegate ad avvenimenti che poi sono stati concretamente ripresi nel processo Aemilia. La nostra mozione è, come di prassi, passata come un’arringa “giustizialista” e nessuna riflessione seria è stata fatta su questi temi, se non sottoscrivere codici etici o azioni simili. Pensavamo che in un Comune come Modena dove è stata data la cittadinanza al sostituto procuratore Di Matteo, che propriamente ha detto che la politica deve andare oltre ai tempi della giustizia, proprio per evitare che ci siano dubbi, tali riflessioni dovessero essere fatte, ma ci rendiamo conto che troppo spesso si privilegiano forma ed apparenza con totale disinteresse per la sostanza» affermano i consiglieri comunali modenesi 5 Stelle.

«Nell’aprile del 2016 sugli organi di stampa venne citato un rapporto dell’Aisi – Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna, ex Sisde – riprendono i 5 stelle – rivangando la storia della nota dei servizi segreti in cui si adombravano vicinanza nei rapporti tra Sergio e imprenditori cutresi, alcuni a lora volta vicini alla criminalità. «Queste parole pesano come pietre e, anche se non c’è nessuna condanna o indagine, a nostro avviso è politicamente fondamentale che vi sia una precisa volontà politica di dimissioni. Il Ministro dovrà esprimersi su questa vicenda» concludono Spadoni, Dell'Orco, Ferraresi e Sarti.

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