In Emilia record di indagati nel commercio

Franco Zavatti, della Cgil regionale: «Dati che confermano la presenza e il radicamento malavitoso»

REGGIO EMILIA. Siamo la regione in assoluto con la più alta quota (23%) delle aziende indagate appartenenti al settore commercio e la seconda, dopo il Piemonte, nel settore costruzioni col 33%. Un rapporto messo a fuoco da Franco Zavatti, coordinatore Cgil Emilia-Romagna sicurezze urbane e legalità nel territorio, che parla di infiltrazioni e «mette in luce le modalità emiliane nelle attività mafiose, specie nell'ingente riciclaggio, col diretto coinvolgimento di colletti bianchi di casa nostra e in prima fila».

Una cronaca che conferma le pesanti specificità del fare economia malavitosa nei nostri territori e che si inquadra nello studio approfondito e recente dell'Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università di Milano, che vede come direttore Nando dalla Chiesa.

«Lo studio - dice Zavatti - si basa su 120 operazioni effettive di Polizia e Finanza al centro-nord, che hanno “consentito di individuare 643 aziende criminali ed accumulare 2.507 rilievi/contestazioni”. In Emilia Romagna è ben evidente la concentrazione nelle aree di Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Rimini. Una ricerca fondata sui fatti, che indica due possibili filoni: alcune caratteristiche comuni delle imprese connesse con la criminalità nelle regioni considerate; altre specificità che invece distinguono le diverse nostre regioni al nord».

Nel primo filone si evidenziano le ditte sostanzialmente utilizzate per il riciclaggio, operanti in settori spesso ad «alta intensità di mano d’opera e con forte deregolamentazione». Nel secondo filone di ricerca, in merito alle possibili specificità regionali, i risultati invece evidenziano «come non esista un’unica tipologia di azienda criminale, bensì una pluralità di forme, tali da consentire una più facile mimetizzazione nel territorio e nel sistema d'impresa. Dati che confermano presenza e radicamento malavitoso che va oltre le ditte di costruzioni per coinvolgere, nell’ordine, immobiliare, commercio, attività professionali, trasporti, traffico dei rifiuti. Evidenziando il dato abbastanza sorprendente che vede le imprese colluse in media più grandi di quelle non criminali. Così, in media, al centro-nord. Ma con specificità ed eccezioni evidenti per l'Emilia Romagna».

Per il sindacalista, «nella nostra regione, la rassegna delle aziende in affare con le mafie mostra almeno sei variabili molto significative. Siamo la regione meno pervasa, con la più bassa distribuzione di aziende criminali. Le aziende sono notevolmente più piccole nel giro d'affari e nella dimensione dei ricavi: 1,7 milioni rispetto alla media di 6 milioni nelle regioni confinanti. Per contro, portano i più elevati rapporti di indebitamento. Un risultato apparentemente inatteso, evidenziando un ulteriore problema legato all'infiltrazione nel tessuto imprenditoriale, drenando risorse sottratte alle aziende sane. Circa una su tre sono aziende cartiere, vocate al riciclaggio; record piemontese e poi emiliano romagnolo. Circa la metà, però, sono “imprese star”, ovvero di ottimi risultati e che perciò possono essere utilizzate per avvicinare le altre aziende del settore, per facilitare rapporti istituzionali o corruzione, oltre all’apprezzamento sociale perché “danno lavoro”».

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