Reggio Emilia, via le slot da metà dei circoli dell’Arci

Il presidente Catellani: «Non concederemo l’affiliazione ai nuovi che possiedano mangiasoldi». E il “distanziometro” funziona

REGGIO EMILIA. Procede lentamente la campagna contro il gioco d'azzardo, che è fonte di introiti per lo Stato e per gli esercenti che lo gestiscono, ma di rovina economica per tanti giocatori patologici e le loro famiglie. L'Arci provinciale, che vi aveva aderito nel 2013, in tre anni è riuscita a sfrattare le machinette mangiasoldi da meno della metà dei quindici circoli che le mettevano a disposizione dei soci.

«Il 13 dicembre 2013 - riferisce il presidente Daniele Catellani - tenemmo al Fuori Orario di Taneto il congresso provinciale nel quale fui eletto. In quell’occasione i duecento congressisti, in rappresentanza dei 140 circoli, approvarono all'unanimità una mozione che prevedeva la progressiva eliminazione delle slot machine. Un po' alla volta le stiamo togliendo. In media le abbiamo rimosse ogni anno da due o tre circoli. Sono otto o nove quelli che ancora le detengono. Il vuoto è stato colmato con altre attività. A Reggio, ad esempio, il circolo Pigal le ha sostituite con un impianto wi-fi, lo Stranieri con un servizio di distribuzione gratuita di libri)».

L'Arci provinciale, in effetti, è stata fra le prime realtà associative a prendere posizione contro il gioco d'azzardo, facendo proprie le indicazioni della sua dirigenza nazionale e le sollecitazioni del centro sociale Papa Giovanni XXIII, che si prende cura delle persone afflitte da ludopatia. Si muove, però, con cautela.

«Perseguiamo - spiega Catellani - l'obiettivo che ci eravamo prefissi, ma la contrattualistica non ci viene incontro. Molti circoli, infatti, hanno affidato la gestione del bar interno a un privato. Per togliere le slot si deve aspettare la scadenza del relativo contratto. I circoli ci hanno dato una buona risposta, pur agendo in autonomia. Non abbiamo previsto di radiare quelli che hanno le macchinette, ma non concediamo l'affiliazione ai nuovi che ne possiedano».

L’ostacolo principale, peraltro, è costituito dalla legislazione nazionale che, derogando al classico divieto del gioco d'azzardo, lo consente e lo incoraggia. Ad essa si contrappongono le norme regionali e comunali che cercano di limitarlo, recependo la crescente preoccupazione che la ludopatia suscita nei soggetti impegnati in ambito socio-sanitario.

La mozione dell'Arci, infatti, ha fatto seguito, quattro anni fa, all'approvazione della legge regionale contro il gioco d'azzardo. Alla fine del 2016, poi, è stato varato dalla Regione il Testo unico per la legalità, divenuto operativo quest'anno con il “distanziometro”, la norma che fissa a 500 metri la distanza minima delle sale e dei bar con slot machine e videolottery rispetto alle scuole, agli oratori e agli altri luoghi frequentati da minori.

I provvedimenti erano stati sollecitati dai Cinque Stelle, che accusavano il Partito democratico di tergiversare e non volere colpire gli interessi dell'Arci, un sodalizio tradizionalmente legato alla sinistra. «In passato - afferma Gianluca Sassi, consigliere regionale pentastellato - il Pd ha cercato di risparmiare all'associazione la perdita dei guadagni procurati dalle slot». Peraltro a Reggio nessun circolo dell'Arci dotato di macchinette si trova a meno di 500 metri da un luogo sensibile.

Andrea Bertani, anch’egli consigliere regionale dei Cinque Stelle, saluta con soddisfazione l'emanazione del “distanziometro”: «È una norma che il Movimento 5 Stelle ha fortemente voluto. Però adesso i Comuni devono fare presto e completare le mappature delle sale da gioco». Negli ultimi anni la questione del gioco d'azzardo aveva infiammato il dibattito politico soprattutto a Bologna, dove la maggioranza facente capo al Pd era stata contestata duramente dalle opposizioni. Nel 2015 era stata bocciata dal consiglio comunale la proposta dei Cinque Stelle di vietare le slot alle associazioni di promozione sociale, fra cui l'Arci.

Una lista civica fuoruscita da Forza Italia aveva accusato l'Arci di non controllare l'ingresso nei circoli di non iscritti che giocano con le macchinette. Anche in provincia di Bologna, dove si contano (esclusa Imola) 115 circoli Arci, l'associazione aveva aderito alla campagna contro la ludopatia, ma per tre anni aveva lasciato tutto immutato. Soltanto nei mesi scorsi è riuscita a togliere le slot da dodici circoli sui 28 che ne erano dotati.