CORTOCIRCUITO DEI PENTITI E A REGGIO TREMANO IN TANTI

Il calibro del collaboratore di giustizia Giuseppe Giglio lo si deduce inequivocabilmente dalla relazione annuale della Direzione distrettuale antimafia. Il pentito sta facendo nomi di imprenditori,...

Il calibro del collaboratore di giustizia Giuseppe Giglio lo si deduce inequivocabilmente dalla relazione annuale della Direzione distrettuale antimafia. Il pentito sta facendo nomi di imprenditori, di aziende e società, che sarebbero in affari con la cosca emiliano-cutrese e grazie alle sue rivelazioni si è fatto “un rilevante passo in avanti non solo per il suo significato simbolico ma, anche, e, soprattutto, per le conseguenze che ne deriveranno sul piano investigativo”.

Insomma, il pentimento di Giglio sembra proprio una bella grana per il clan. Gli inquirenti lo scrivono chiaramente, il suo è “un contributo dichiarativo che, sebbene non ancora pienamente valorizzato e valutato nella sua reale portata probatorio, ha consentito di allargare a contesti insospettabili ed insospettati, il livello della collusione fra imprese, politica e 'ndrangheta, in territori diversi da quelli di origine e di maggiore radicamento della organizzazione calabrese”. Poi c’è il pentito Antonio Valerio, che si starebbe rivelando un colpo durissimo come memoria storica degli affari della “famiglia” Grande Aracri, come profondo conoscitore dell’ala militare del clan (armi, agguati, persone a disposizione, lupara bianca) ma anche di quella imprenditoriale (lui a Reggio era un costruttore). Secondo fonti qualificate, dalle parole di Valerio sono scattate nuove indagini e chiarimenti su episodi dubbi.

Pesano anche gli interrogatori pieni di omissis (cioè punti tenuti segreti perché si stanno facendo indagini) e già depositati nel maxi processo Aemilia dai pm: riguardano il collaboratore di giustizia Nicola Femia e Giuseppe Richichi.

Il relativo deposito degli interrogatori è stato sinora il prologo di un successivo interrogatorio in aula in videoconferenza.

IL CARCERE

Le aggressioni in carcere - emerse di recente - possono essere anche tentativi di bloccare altri pentimenti.

E le armi trovate nelle celle gettano ombre inquietanti. Dal carcere si danno e si fanno filtrare ordini. E le “voci” raccolte dai servizi segreti su minacce e progetti di intimidazioni al giudice Cristina Beretti hanno portato in tutta fretta ad una vera scorta. Il magistrato viene considerato un “obiettivo sensibile” perché in un un’unica persona raccoglie funzioni-chiave: presidente provvisorio del tribunale, giudice di Aemilia e toga firmataria di quasi tutti i sequestri patrimoniali milionari in odore di mafia (quest'ultimi hanno veramente messo in ginocchio la cosca emiliana con epicentro a Reggio).

INCENDI

A questo punto il clan Grande Aracri - colpito anche in Calabria - si sta riorganizzando oppure è sceso a patti con altri in Emilia e specificatamente a Reggio?

Nella nostra provincia gli incendi dolosi non sono mai terminati e di reati- spia ne sono stati intercettati diversi...

Anche quanto accade nelle udienze di Aemilia è un’utile cartina di tornasole per capire quanto sta accadendo.

Gli attacchi alla stampa non sono di certo un bel segnale.

Si avverte da mesi la pressione che aumenta in aula: occhiate, mezze frasi, imputati che “ronzano” attorno ai cronisti, il deposito di querele temerarie.

E l’ultima accusa di scrivere falsità è un attacco frontale ai mass media, specie a quelli reggiani che, da più parti, sono stati invece ritenuti di grande aiuto negli anni per capire il fenomeno del radicamento mafioso.

E la politica sentita nel maxi processo? I troppi “non ricordo” o “non comprendevo” lasciano perlomeno perplessi.

Tiziano Soresina