Giornalisti nel mirino Ordine e sindacati «Non ci fermeranno»

Levata di scudi dopo le urla dei detenuti ai cronisti in aula I penalisti non ci stanno: «Libertà di parola per i difensori»

REGGIO EMILIA. «Sarebbe un gravissimo errore sottovalutare le nuove minacce che gli imputati nel processo Aemilia e i loro legali hanno rivolto, e non è la prima volta che accade, nei confronti dei cronisti. Non è tollerabile che si possano usare persino le aule di giustizia per tentare di intimidire chi svolge il proprio mestiere di informare i cittadini». Il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, e la presidente dell’Associazione Stampa Emilia Romagna, Serena Bersani, intervengono sull’episodio avvenuto giovedì al processo Aemilia, dove l’avvocato Stefano Vezzadini, ha accusato la stampa «di scrivere cose non vere». Accuse poi riprese dai detenuti che dalle gabbie hanno urlato «in galera», «scrivono sempre cose false».

Lo scontro con la stampa al processo Aemilia non è una novità. Il 17 gennaio Sergio Bolognino, a nome di tutti gli imputati, aveva letto una dichiarazione nella quale chiedeva al presidente di celebrare il processo a porte chiuse, per porre fine al «linciaggio mediatico». Gli imputati se la prendevano anche con la presenza delle scolaresche e con le associazioni, come le Agende Rosse e Libera, che seguono il dibattimento e ne danno conto su Facebook.

«Non solo siamo solidali con i colleghi – proseguono i rappresentanti del sindacato dei giornalisti –, ma concorderemo con tutti i giornalisti coinvolti la nostra presenza alle prossime udienze del processo e inoltre promuoveremo un’iniziativa pubblica a sostegno dei cronisti minacciati e, soprattutto, a sostegno del diritto dei cittadini ad essere informati su quanto accade nelle loro città».

Sulla questione è intervenuto anche Antonio Farnè, presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna. «L’ennesimo tentativo di delegittimare e intimorire i giornalisti messo in atto dagli imputati del processo Aemilia non condizionerà il nostro lavoro di operatori dell’informazione al servizio dei cittadini e della verità L’informazione libera è un dovere civile e democratico. Niente e nessuno la può fermare».

Gli avvocati sono invece con il collega. Nicola Tria, presidente della Camera Penale di Reggio, ha diramato una nota a sostegno di Vezzadini, «che conosco e di cui apprezzo la grande serietà e l’assoluta correttezza».

Per Tria «interpretare come un’intimidazione l’intervento di un difensore che critica la stampa è un’operazione pericolosa e insensata».

La toga reggiana si schiera per «l’assoluta libertà della difesa che è innanzitutto libertà di parola del difensore: diritto di esprimere liberamente, anche in modo aspro (e persino offensivo) le proprie critiche e il proprio pensiero durante il processo. Se ci si dimentica di questo si dimentica uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione». (j.d.p.)