Il Parmense: «Sì anche alla grande diga» 

Il sindaco di Neviano degli Arduini: «Siamo in ritardo di un secolo. Meglio i piccoli invasi, ma serve una soluzione vera»

VETTO. Se sulla sponda reggiana dell’Enza c’è preoccupazione, su quella parmense siamo all’allarme. La soluzione alla crisi idrica causata dalle scarse piogge in inverno, acuita dalla sete d’acqua di questo caldo inizio estate, crea un ponte tra i due versanti del fiume. Su entrambi «l’unica cosa che ci possa salvare dalla crisi» è la creazione di uno o più bacini sul corso d’acqua. «Siamo già in ritardo di un secolo», sottolinea Alessandro Garbasi, sindaco di Neviano degli Arduini (Parma).

Il paese sulla sponda sinistra dell’Enza è quasi all’emergenza. «I cittadini e le aziende se ne stanno accorgendo solo ora, ma la realtà è che non c’è acqua», dichiara Garbasi, che ha emanato un’ordinanza per vietare l’uso «improprio di acqua potabile». In pratica, a Neviano l’acqua dei rubinetti può essere usata solo per le esigenze domestiche, igieniche e produttive. Il Comune vieta gli altri usi «in particolare per il lavaggio delle automobili, di spazi e aree pubbliche o private, di irrigazione dei campi e di innaffiamento di orti e giardini». I trasgressori rischiano una multa da 25 a 500 euro, ma il problema va ben al di là dell’eventuale sanzione: «Siamo in un’emergenza – ribadisce ancora Garbasi –. Il problema non è tanto per i normali cittadini, quanto per le stalle e in generale le aziende agricole. Se ci fosse una riserva d’acqua sull’Enza, tutto questo non accadrebbe».

Per questo il sindaco di Neviano, e anche i colleghi dell’Unione dei Comuni Parma Est, sono pronti subito a discutere sulla fattibilità della diga di Vetto. «Sia attraverso una grande diga o uno o più piccoli sbarramenti, sia con un vero e proprio lago artificiale o un invaso. L’importante è trovare una soluzione».

«La stella polare che deve guidare questo progetto è la sicurezza sotto il profilo idrologico e l’impatto ambientale, ma questo non deve rendere impossibile la soluzione del problema – spiega Garbasi –. Probabilmente la soluzione migliore è quella di uno o più piccoli invasi, ma solo se questo garantisce le riserve d’acqua necessarie alla valle. Con le garanzie sulla tenuta delle sponde e sugli altri rischi, si può affrontare anche il tema di una grande diga. Non scordiamoci che oggigiorno abbiamo tecnologie, utili anche dal punto di vista dell’impatto ambientale, completamente diverse da quelle di 30 anni o di un secolo fa».

Anzi, il giovane sindaco di Neviano (Garbasi ha 33 anni ed è al secondo mandato) vede nell’operazione diga altre ricadute positive. «Opere di questo tipo possono far decollare tutta la vallata anche dal punto di vista turistico – dichiara –. Pensiamo ai conseguenti miglioramenti alla viabilità, alla possibilità di avere a disposizione un lungolago, ai tanti che potrebbero essere attratti da uno specchio d’acqua».

Garbasi non ne parla direttamente, ma grandi opere significano cantieri: vale a dire operai e lavoro per tutta la valle. Opportunità che, però, sono collegate alle disponibilità finanziare, ossia al “vil denaro” da mettere a disposizione per far partire e completare i lavori. «Occorre trovare finanziatori privati o fondi pubblici», conclude Garbasi. Ecco qual è il vero problema.

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