Campi assetati d’acqua nel reggiano: ''Serve la diga a Vetto''

Crisi idrica da record nella val d’Enza, Coldiretti invoca interventi immediati: ''Basta immobilismo, si realizzi subito lo sbarramento Stretta delle Gazze''

VETTO. Serve acqua dei bacini idrici dell’Enel per irrigare i campi riarsi dalla siccità. La chiede Coldiretti, mentre la Regione propone al Governo la proclamazione dello stato d’emergenza e da più parti si invoca la realizzazione di nuovi invasi, uno dei quali sull’Enza a monte di Vetto, per rimediare al riscaldamento globale che inaridisce il nostro territorio (e non solo).

L’emergenza idrica, di cui l’agricoltura incomincia a soffrire pesantemente, deriva da un inverno quasi senza neve e da un’intera stagione, fra ottobre e maggio, che ha visto piovere sulla nostra provincia la metà dei 600 millimetri attesi secondo la media delle precipitazioni registrate negli ultimi trent’anni. Il deficit è più accentuato nella val d’Enza, meno nelle zone orientali che attingono acqua dal Secchia e ancor meno nella bassa, che la pompa dal Po.

Il Consorzio di bonifica dell’Emilia centrale valuta la situazione attuale peggiore rispetto a quelle del 2003 e del 2012, gli anni più siccitosi del nuovo secolo. Preoccupa, inoltre, il ripetersi con frequenza crescente di andamenti stagionali anomali. Il cambiamento climatico diminuisce drasticamente la portata dei corsi d’acqua, compreso il Po, e abbassa il livello delle falde freatiche, mettendo in crisi la maggior parte delle nostre coltivazioni. In attesa di interventi strutturali capaci di prevenire l’emergenza nei prossimi anni, le associazioni agricole invocano misure immediate. Coldiretti le ha proposte in un recente incontro con i tecnici del Consorzio di bonifica. «È ora – dichiara l'associazione – di uscire da questo immobilismo. Partiamo subito da oggi con quello che si può fare per portare un po’ d’acqua a tutte le aziende agricole e ai terreni della Val d’Enza».

Gli occhi sono puntati sui bacini idroelettrici dell’Appennino, che contengono oltre tre milioni di metri cubi di acqua. Per poterli utilizzare a scopi irrigui occorre una convenzione con Enel. Il Consorzio suggeriva di rinviarne la discussione a settembre. Coldiretti, vista l’urgenza, insiste affinché si avvii subito la trattativa: «Quei bacini idrici – spiega – rappresentano, se ben gestiti, un primo punto di partenza. Non sarà un intervento risolutivo ed esaustivo, ma è un inizio che fa uscire dal perdurare della crisi irrigua cui nessuno sembra volere mettere mano».

Sulla necessità di soluzioni strutturali pone l’accento, invece, la Lega Nord. Gabriele Delmonte e Fabio Ranieri, consiglieri regionali leghisti, le invocano in una risoluzione che impegnerebbe la Giunta di Stefano Bonaccini a ripensare radicalmente la rete di approvvigionamento idrico. «La Regione – dicono – deve pensare a costruire nuovi invasi. Non è possibile che ogni anno si arrivi a questo punto, con la necessità di correre ai ripari con costosi pompaggi dell’acqua del Po».

Risale al lontano 1863 il progetto della diga di Vetto firmato dall’ingegner Grisanti. Trent’anni fa venne riproposto, ma l’opposizione degli ambientalisti, la vulnerabilità del territorio e gli alti costi lo fecero accantonare. Né ebbe seguito la proposta alternativa di costruire piccoli sbarramenti sul fiume. Ora l’assessore regionale Paola Gazzolo vedrebbe con favore la realizzazione di un invaso in un’altra zona a monte di Vetto, la “Stretta delle Gazze”, che fornirebbe una riserva d’acqua senza deturpare l’ambiente e mettere in pericolo gli abitati a valle.

©RIPRODUZIONE RISERVATA