Sciopero, Caruso “convoca” i detenuti 

Non sufficiente oggi un portavoce, l’astensione dei penalisti dovrà essere confermata dai 22 imputati con misure restrittive

REGGIO EMILIA. Oggi per la quinta volta lo sciopero ad oltranza proclamato dall’Unione Camere Penali entra in rotta di collisione con il maxi processo Aemilia.

Dal mese scorso ne è nato un aspro scontro fra giudici e avvocati penalisti e vedremo a cosa porteranno le decisioni chieste alla Consulta (chiamata in causa dai tre magistrati giudicanti sollevando la questione di legittimità costituzionale sullo sciopero) e alla Cassazione (a cui si sono rivolti i legali presentando il ricorso contro l’ordinanza emessa dalla Corte). Ma nell’attesa il discorso è tutt’altro che “congelato”, visto che oggi al collegio giudicante – presieduto da Francesco Caruso, a latere i colleghi Cristina Beretti ed Andrea Rat – non basterà (come avvenuto sinora) che un avvocato faccia da portavoce per tutti gli imputati alle prese con misure restrittive, comunicandone la volontà di dare il consenso all’adesione allo sciopero da parte dei rispettivi difensori. Infatti i 22 imputati (18 in carcere, 4 agli arresti domiciliari) sono stati “convocati” nell’aula-bunker e se intendono dare il consenso allo sciopero dei penalisti dovranno farlo personalmente, con la loro viva voce. Da quanto “filtra” dal fronte delle Camere Penali non dovrebbero esserci sorprese, in quanto i 22 imputati sarebbero compatti nel dare il loro assenso all’astensione. Ma se “qualcuno” uscirà dal coro (e basterebbe anche un solo imputato con restrizioni) ecco che l’udienza si terrà normalmente. Vedremo.

Da ieri, intanto, è partita l’ennesima settimana di sciopero decretata dai penalisti contro la riforma del processo penale di iniziativa governativa. Già saltati a Reggio non pochi processi: «Ribadiamo la profonda contrarietà, già manifestata durante l’iter parlamentare del ddl – comunica il presidente provinciale Noris Bucchi (Camere Penali) – ad interventi disorganici e contraddittori, agli inutili aumenti di pena, rilevando soprattutto l’irragionevolezza e la incostituzionalità delle riforme della prescrizione e dell’istituto del processo a distanza».