Reggio Emilia, botte agli agenti: il 30enne va ai domiciliari  

Si difende in aula ma non è creduto: «Sono stato provocato». I sindacati di polizia: « Troppi rischi»

REGGIO EMILIA. Non è più in carcere ma agli arresti domiciliari a casa della sorella, come deciso ieri mattina – in tribunale – dal giudice Cristina Beretti.

Stiamo parlando del trentenne senegalese Oumar Kante che sabato mattina ha prima creato il caos dentro un autobus di Seta brandendo una bottiglia di olio aromatico, per poi ferire tre poliziotti (calci, pugni, testate) quando le forze dell’ordine hanno cercato faticosamente di calmarlo. Difeso dall’avvocato Vainer Burani, il senegalese ha detto – in aula – di essere stato provocato dalla polizia («Senza motivo mi hanno torto il braccio dietro la schiena»).

Una replica difensiva che non ha trovato granché spazio nella decisione del magistrato giudicante, anche se la procura aveva chiesto un provvedimento più severo (misura cautelare in carcere e nulla-osta per l’espulsione). Su questa vicenda si tornerà a parlarne in udienza il 12 luglio: Kante – che fisicamente è un autentico “armadio” e ha sulle spalle qualche precedente penale ma nessuna condanna definitiva – è accusato di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Un episodio che, insieme ad altri recenti, fa salire la preoccupazione fra chi lavora in polizia, da qui la mobilitazione dei sindacati interni. «Stiamo assistendo – spiega il segretario provinciale del Siap, Giovanni Punzo – a un’escalation di interventi dove i colleghi sono impegnati seriamente. Oramai siamo convinti che due volanti per turno a presidiare il territorio reggiano siano poche. Chiediamo la possibilità di ottenere l’assegnazione di altri agenti a garanzia del controllo del territorio oppure di rinforzare gli attuali turni. Soprattutto a partire dal mese di luglio, quando sono previste le ferie estive».

Gli fa eco Giulio Moretti, segretario provinciale del Sap, che parla di equipaggiamenti inefficaci, facendo proprio riferimento al caso del senegalese: «Purtroppo l’utilizzo dello spray ha avuto un risultato avverso, in quanto essendo lo stesso, formulato con uno scarso principio attivo, rispetto a quello di libera vendita, oltre a non ottenere i risultati previsti (irritazione agli occhi con conseguente immobilizzazione), ha inasprito il soggetto. Da anni chiediamo che i poliziotti siano dotati di telecamere, con la finalità di far conoscere con la testimonianza originale di un video, cosa hanno dovuto gestire e le difficoltà della nostra professione».

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