Operazione Exit, dopo il blitz gli interrogatori ma la “cooperativa” non parla  

Dodici le persone accusate di spaccio dalla squadra mobile reggiana

REGGIO EMILIA. La “cooperativa” dei trafficanti di droga resta tale, perché a quella sorta di “mutua assistenza” relativamente allo spaccio di cui 12 persone sono accusate dalla squadra mobile (coordinata nell’articolata inchiesta dal pm Giacomo Forte) ora si associa l’omertà davanti al gip, Angela Baraldi.

Infatti chi è sinora comparso davanti al giudice – tecnicamente si tratta di interrogatori di garanzia – si è avvalso della facoltà di non rispondere. La maggior parte degli indagati è difesa dall’avvocato Federico Bertani.


La “cooperativa” agiva dunque senza un vertice vero e proprio, contava numerosi “soci”: nelle scorse ore la polizia ha eseguito dodici misure cautelari, nove in carcere, due ai domiciliari e un’altra consistente nell’obbligo di dimora (quest’ultimo provvedimento riguarda il tunisino 31enne Khaled Ghodhbane, finito nella “rete” degli agenti solo verso la fine dell’operazione). Due custodie cautelari in carcere continuano a non essere state applicate perché i destinatari non sono stati trovati.

Almeno uno dei ricercati si troverebbe all’estero (in Marocco).

L’operazione, denominata “Exit”, rappresenta l’ultimo atto di un’indagine iniziata nel dicembre 2014, grazie ad alcune segnalazioni di cittadini. Prima del blitz erano già state catturate altre 33 persone. Nel corso dell’operazione, complessivamente sono stati intercettati quasi tre quintali di droga, soprattutto hascisc, ma anche cocaina ed eroina. Le persone arrestate sono quasi tutte nordafricane, più alcune italiane, spagnole e albanesi. «Si tratta in gran parte di tossicodipendenti – ha rimarcato Guglielmo Battisti, capo della squadra mobile – vere e proprie bombe a orologeria, come dimostra il caso dell’accoltellamento mortale di via Nacchi. Non pensiamo certamente di aver stroncato il traffico di droga a Reggio – ha commentato sempre Battisti – ma crediamo di aver contribuito a bonificare l’area delle ex Reggiane». Una zona dalla quale gli spacciatori partono per consegnare le dosi, spesso passando anche dal sottopassaggio della stazione ferroviaria.

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