Gibertini: «L’estorsione? Non lo sapevo» 

Aemilia a Reggio: contestato all’imprenditore del petrolio il recupero di un credito tramite la cosca

REGGIO EMILIA. «Non ho mai avuto sentore che Silipo fosse pericoloso e violento, o implicato in qualche organizzazione mafiosa. Aveva un atteggiamento da bullo nel modo di fare e di vestire, perché indossava sempre degli abiti in pelle e si metteva la brillantina in testa. Gli piaceva far vedere che era importante, dandosi un tono da imprenditore, però non ho mai pensato fosse qualcosa di più di un semplice operatore del settore. Se fossi stato in un qualche modo intimidito, piuttosto avrei preso i suoi crediti e li avrei archiviati in un cassetto, rimettendoci io». Gino Gibertini si è difeso così giovedì pomeriggio nell’aula bunker del palazzo di giustizia di Reggio.

Il 59enne è un volto noto nell’ambito dello sport e dell’imprenditoria modenese. È stato campione della Panini e della serie A1, ultimo presidente del Modena Volley, poi ex socio del Modena calcio e ora affermato imprenditore del settore petrolifero nell’azienda Fratelli Gibertini Fu Gino, di cui è amministratore delegato.

L’imprenditore modenese è imputato ad Aemilia per estorsione in concorso con Nicolino Sarcone e Antonio Silipo, già condannati in primo grado, considerati personaggi di spicco della ’ndrangheta emiliana.

Gibertini – secondo la Dda – tra marzo e luglio 2012, con l’intervento di Silipo, ha recuperato 25mila euro, fatti sborsare ad un altro imprenditore, Renzo Melchiorri. Il quale aveva un debito di 51mila euro verso Gibertini, che non era mai riuscito a riscuoterlo.

L’accusa insomma è che Silipo abbia estorto a Melchiorri 20mila euro di cambiali e un assegno da 5mila euro – con metodi mafiosi – per poi consegnarli a Gibertini che ieri nell’interrogatorio si è difeso negando ogni accordo illecito per recuperare i suoi soldi e affermando anzi di avere regolarizzato e contabilizzato ogni aspetto di una operazione che a suo avviso era trasparente e legittima.

Tutto ha inizio – ha raccontato Gibertini alla Corte – quando Silipo, che era cliente della Fratelli Gibertini dal 2005, e a sua volta debitore nei confronti dell’azienda di petroli, propone a Gibertini di farsi cedere per 5mila euro il credito di 51mila che l’imprenditore modenese aveva con Melchiorri.

L’ex campione, dopo aver risposto con sicurezza alle domande del suo avvocato, Luca Pastorelli, ha invece esitato quando è stato interrogato dal pm Marco Mescolini e dal presidente Francesco Caruso. Quest’ultimo si è anche lasciato andare ad una domanda ficcante, in merito a come Gibertini non si sia posto il problema sui metodi utilizzati da Silipo per riscuotere il credito di 25mila euro da Melchiorri.

«Perchè allora, dopo aver provato a riscuotere in ogni modo legale quei 51mila euro, tramite la sua batteria di avvocati, e non esserci riuscito, non li ha licenziati tutti, assumendo Silipo?» ha detto Caruso rivolgendosi all’imputato.

Gibertini ha replicato affermando «di aver pensato più alla sostanza che alla forma in cui è avvenuta la riscossione del credito». Aggiungendo: «Silipo, che era debitore verso di noi di 30-40mila euro, è sempre stato molto propositivo e vulcanico nel trovare soluzioni per saldare quel debito. Ha anche attivato un’ipoteca spontanea a nostro favore sulla casa, intestata alla moglie, davanti ad un notaio. E in 40 anni di lavoro non mi è capitata molte volte una cosa del genere. Inoltre ha realizzato dei lavori per noi, con la S.F.L., la sua ditta, in tre cantieri, tra San Michele dei mucchietti e via Giardini a Modena. Non avevo motivo di sospettare in alcun modo di lui».