Gioia arcobaleno «Pride da record» 

Nicolini (Arcigay Gioconda), organizzatore dell’evento «Grazie anche al vescovo. Gli integralisti? Sponsor per noi»

REGGIO EMILIA. Ringrazia il vescovo. Rende merito alla Processione di riparazione perché «senza di loro non avremmo avuto questi numeri». Risponde con una risata per un suo eventuale impegno politico, ma è pronto a sostenere fino in fondo le rivendicazioni emerse sabato in piazza della Vittoria. Un luogo in cui era stato disposto il palco del REmilia Pride, fortemente sostenuto dall’Arcigay Gioconda di cui lui è presidente. Il giorno dopo, Alberto Nicolini ripercorre soddisfatto le tappe del maxi-evento.
È andata meglio delle attese?
«Per la Questura eravamo 10mila persone – risponde Nicolini – ma pensiamo di aver raggiunto le 15mila in un tratto. II corteo era lungo tre chilometri, è stato meraviglioso. Pensavamo che sarebbero arrivate massimo 5mila persone».
Cosa ha fatto la differenza?
«Abbiamo lanciato il Pride a marzo, cercando di coinvolgere il più possibile le città a noi vicine e le associazioni. Già agli eventi “pre-Pride”è giunto un migliaio di persone. Reggio s’è dimostrata pronta ad accoglier un’iniziativa seria e fatta bene. Poi l’ufficio stampa dei “latinisti” (il Comitato Beata Giovanna Scopelli, ndr) ha rilanciato tutto a livello nazionale. È stato l’unico Pride di cui si è parlato sui 26 nazionali: hanno scelto noi perché siamo seri. Alla processione ci sarà stato qualche reggiano, ma tutti gli intervistati sono di Roma, Milano, Napoli e del Veneto: cosa vogliono da noi?».
Un “autogol” da parte loro?
«All'inizio sembrava un’iniziativa seria perché hanno parlato a una fetta di popolazione che esiste e c’erano alcuni esponenti di estrema destra che volevano venire. Poi si sono rivelati per quanto sono ed è impossibile prenderli sul serio».
Alcuni manifestanti del Pride hanno invitato due preti a unirsi al corteo davanti alla Ghiara, dove al mattino hanno pregato i “No Pride”.
«Bellissimo: l’ottica era d’includere, non di escludere. In piazza Prampolini ho voluto ringraziare Massimo Camisasca: nonostante tutto, s’è distaccato da questi che parlano di vizio, malattie, riparazione. Ha ripetuto la dottrina, com’è ovvio per un vescovo, ma ha preso le distanze e gli va riconosciuto».
Il 2020 resta la data per conquistare i pieni diritti civili?
«Dobbiamo smettere di chiederci se sarà possibile, ma realizzarlo e basta. Non possiamo più avere dubbi. Ci sono 10-15mila persone che hanno detto con chiarezza “Sì, lo vogliamo”. Quando andavo alle superiori cercavo di non farmi notare, mentre sabato ci sono stati tantissimi coming out grazie al Pride e tanti hanno potuto parlarne liberamente anche in casa».
Dopo aver conquistato piazza della Vittoria ci sarà un impegno politico?
«Non ci devo pensare. Guiderò fino a novembre 2019 un’associazione politica, ma apartitica: è già estremamente impegnativo. Stiamo lavorando sulla formazione e i servizi. Bisogna proseguire il lavoro sul Protocollo contro l’omo-trans negatività, su cui l’amministrazione ha messo tempo e risorse».
Che emozione resterà a Nicolini del REmilia Pride?
«Quando siamo arrivati in piazza Prampolini mi sono voltato e ho pensato: “Non è possibile che ci siano tutte queste persone”. Quando ha parlato Franco Grillini avevo le lacrime agli occhi. Abbiamo distribuito 3.500 preservativi e avuto tantissimi contatti per i testi Hiv. All’inizio ero preoccupato, poi tutto è andato bene».