Reggio Emilia, dopo i 400 della processione l’ondata arcobaleno dei diecimila del REmilia Pride  

I cattolici per la preghiera in latino con il comitato Beata Giovanna Scopelli Il popolo Lgbti invade il centro storico con la parata sui diritti omosessuali

Reggio Emilia, musica e colori al raduno del Remilia Pride: il primo Gay Pride Mediopadano

REGGIO EMILIA. Un’onda arcobaleno che ha invaso il centro raggiungendo punte di diecimila persone. Una dichiarazione d’amore e una proposta di nozze omosessuali, davanti alla folla accorsa in piazza della Vittoria, a far da seguito alla celebrazione di un’unione civile mattutina in Sala del Tricolore, proprio dove Piergiorgio Paterlini e Marco Sotgiu avevano pronunciato nell’agosto 2016 il primo “sì” omosessuale della storia di Reggio e d’Italia.

Un rito civile a sua volta inedito quello di ieri mattina, celebrato in nome dell’amore e dell’amicizia, proprio mentre in centro sfilava il comitato Beata Giovanna Scopelli, promotore della discussa processione di riparazione.

E venne il giorno del REmilia Pride, il primo Gay Pride mediopadano.

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Oltre cinquemila le persone attese in piazza della Vittoria, circa diecimila alla fine quelle arrivate, per una manifestazione anticipata da una lunga serie di iniziative a favore dei diritti Lgbti, ma anche da una scia di polemiche per la protesta organizzata dai cattolici integralisti, alla quale nei giorni scorsi il vescovo Massimo Camisasca ha negato il sagrato della Cattedrale.

Un dissidio interno alla chiesa rispuntato fuori anche durante la processione, partita alle 10.30 da Porta Santo Stefano con circa 250 fedeli, una decina dei quali sacerdoti. Anche in questo caso, con l’avanzare della processione le adesioni fra i cattolici aumentano, fino ad arrivare a quota 400 persone, che si sono ritrovate in preghiera davanti alla basilica della Ghiara seguendo un protocollo liturgico rigidissimo, prima di terminare il rito religioso in piazza Roversi. Un giovane, al termine della manifestazione, contesta il comitato urlando «Dio è gay».

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È allontanato dalle forze dell'ordine. Qualcuno espone una maglietta con la scritta «alcune persone sono Gay, fatevene una ragione». Ma tutto scorre senza incidenti, nonostante le tensioni della vigilia.
I partecipanti, guidati dal sacerdote don Luigi Moncaliero, recitano il rosario e le litanie in latino, attraversando via Emilia Santo Stefano e Corso Garibaldi. È lo stesso Corso attraversato nel pomeriggio dall’ondata arcobaleno, partita dalle 16,15 da viale IV Novembre e diretta in piazza della Vittoria, dopo aver toccato a sua volta le stesse piazza Roversi e piazza Gioberti, con il corteo colorato di carri, musica e divertite stravaganze.

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Davanti alla Ghiara, la sfilata riceve gli applausi dei passanti, invitati a salire sul carro di testa del lungo serpentone arcobaleno. L’invito è esteso anche a due preti, che declinano sorridendo. Ad unirsi al corteo, invece, in piazza Prampolini, è il sindaco Luca Vecchi. Sono 36 i Comuni reggiani che hanno aderito alla manifestazione. In testa, al grido di “Sì, lo vogliamo” – lo slogan scelto dagli organizzatori in riferimento alle battaglie per il matrimonio egualitario – sette carri realizzati da Arcigay Gioconda, Cgil, Arci Tunnel, Novares, Noisy Mechanism, Wib & Keller e Gargotta del Popol Giost.

Gli chiede di sposarlo sul palco del RemiliaPride

Sul palco invece fra musica e politica, oltre al sindaco anche l’assessora, Natalia Maramotti, che ha presentato il Protocollo contro l'omofobia, il presidente Arcigay nazionale Flavio Romani e con lui Franco Grillini, tra i fondatori Arcigay e storica figura del movimento Lgbti. Parla dal palco anche don Franco Barbero, sacerdote da sempre vicino alle persone Lgbti, e sospeso per aver celebrato matrimoni tra omosessuali.

Don Franco Barbero al Remilia Pride: "L'amore è di tutti"

«Gli integralisti cattolici non prevarranno. Per mille anni ci hanno messo sui roghi ma questo non succederà più. Oggi abbiamo fatto un coming out di massa, la visibilità deve essere la nostra religione civile», afferma Grillini nel suo intervento. E mentre Romani sottolinea come «qui non c'è nulla da “riparare”», Vecchi comincia l’intervento leggendo la Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Acclamatissimo don Barbero: «L'amore non ha sesso, non ha un territorio, l’amore è di tutti. Dio è sulla strada di chiunque ama». La festa, in fondo, è appena cominciata.

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