Reggio Emilia, case sequestrate per mafia: «Giusto darle ai migranti»

Tre alloggi, di cui per ora solo uno occupato, presi in affitto dalla coop L’Ovile. Il presidente Maramotti: «È un ottimo modo per contrastare la ’ndrangheta»

REGGIO EMILIA. Tre immobili sequestrati durante l’inchiesta Aemilia presi in affitto dalla cooperativa sociale L’Ovile per accogliere dei richiedenti asilo. E anche se attualmente solo uno è occupato da migranti, mentre per gli altri due si dovrà ancora attendere qualche passaggio burocratico e il via libera definitivo dal tribunale, per il presidente della coop si tratta già di un grande successo.

«Si tratta di un ottimo modo per contrastare le infiltrazioni ’ndranghetiste nel nostro territorio – spiega Valerio Maramotti, appena riconfermato alla guida de L’Ovile dopo un bilancio positivo – sarebbe uno spreco lasciare questi immobili vuoti in attesa della fine del processo e della sentenza definitiva. Con questo procedimento invece possiamo riutilizzarli per uno scopo sociale, soprattutto in un momento di emergenza dove si fatica a trovare alloggi e il flusso di richiedenti asilo è continuo».

Una modalità, quella di riutilizzare dei beni sequestrati prima che si arrivi alla decisione definitiva circa la confisca o la restituzione al proprietario, assolutamente nuova per Reggio Emilia e innovativa anche in Italia. Un percorso che potrebbe fare da apripista in tutto il Paese.

«Questa è la prima volta che ci capita un’occasione simile – continua Maramotti – l’idea è nata circa tre mesi fa dall’avvocato del tribunale che si occupa della gestione di questi beni sequestrati e che fa parte di Libera, associazione con la quale collaboriamo da anni. E grazie al fondamentale apporto del sindaco di Montecchio abbiamo raggiunto questo primo risultato».

Attualmente infatti L’Ovile ha preso in affitto solo uno dei tre appartamenti in via Galileo Galilei, dove da tre giorni vive una coppia che aspetta un bambino. «Per gli altri – prosegue il presidente della cooperativa – dobbiamo aspettare il via libera definitivo perché erano destinate a un uso commerciale e non abitativo. Paghiamo un regolare canone di affitto che finisce direttamente al tribunale».

Soldi che poi serviranno alla magistratura per le spese di gestione dei beni sequestrati. Adesso questa modalità di riuso dei beni sequestrati potrebbe replicarsi in altre zone della provincia o del capoluogo reggiano. Fornendo una soluzione pratica e rapida all’impellente problema dell’accoglienza dei richiedenti asilo sul nostro territorio.