Aemilia, amianto sotto terra dopo il terremoto  

I commercianti di San Felice contro i lavori della Bianchini: «Danni per due milioni di euro nella new town»

REGGIO EMILIA. Due milioni di danni provocati al solo consorzio Ricommerciamo a causa del sequestro di un’area post terremoto costruita in piazza Italia a San Felice nella quale era stato “infilato” dell’amianto.
È la cifra quantificata ieri nei dettagli dal legale rappresentante del consorzio di commercianti che dal 2013 è sistemato nella “new town” di San Felice, tra il vecchio centro storico e il cimitero.

La testimonianza è stata resa davanti alla Corte del processo Aemilia, che si celebra a Reggio Emilia. La vicenda amianto, con le imputazioni ai Bianchini, è un ramo del più grande processo per mafia e dintorni mai celebrato in regione. Nelle ultime due udienze è stata data la parola alle parti civili, prima che comincino gli interrogatori delle decine di imputati.

Martedì scorso avevano parlato i sindaci reggiani dei Comuni parte civile, la Provincia di Reggio e la Regione. Nessuno invece dei rappresentanti dei Comuni della Bassa modenese pur costituiti, come del resto la stessa Provincia di Modena.

L’avvocato Fabrizio Canuri, in rappresentanza del Consorzio Ricommerciamo, aveva depositato all’atto della costituzione di parte civile una prima quantificazione del danno, di poco superiore al milione di euro. Ma nella testimonianza di ieri del legale rappresentante, Simone Tonini, la cifra è pressoché raddoppiata. Ripassando: Ricommreciamo doveva essere una struttura di raccolta degli esercizi commerciali chiusi a seguito del sisma, in centro storico a San Felice.

Nell’estate del 2012 si decise di costruire la struttura e l’appalto per le opere di urbanizzazione primaria – come accadeva quasi sempre in zona – vennero affidate alla Bianchini costruzioni. «I lavori dovevano iniziare l’1 settembre 2012 e l’urbanizzazione concludersi in un mese – ha spiegato Tonini – poiché si puntava ad aprire il centro commerciale a Natale 2012. Quando però venne scoperto l’amianto i lavori si interruppero, e si rese necessaria la rimozione. Ne conseguì un accumularsi di ritardi, perché così si andava incontro all’inverno e perché le aziende appaltatrici avevano anche altri cantieri. Ricommerciamo venne aperta sette mesi in ritardo, a giugno 2013».

«Abbiamo fatto una media ponderata tra i guadagni di ciascun esercizio commerciale, tra gli incassi pre-sisma e post sisma. Abbiamo sommato per ogni mese i ricavi di quegli esercizi e abbiamo moltiplicato a cifra per i sette mesi di ritardo», ha specificato Tonini.

Risultato: un milione e 900 mila euro di danno, tenendo anche conto che tre dei 21 esercizi non hanno potuto produrre documentazione, ma che qualcuno, avendo tenuto aperto in qualche baracca di legno o sistemazione provvisoria, ha comunque guadagnato qualcosa in quel lungo periodo di attesa. Per parte sua, il legale della difesa, avvocato Simone Bonfante, ha tenuto a chiarire la solerzia con la quale i Bianchini fecero provvedere alla rimozione degli inerti contaminati da amianto. Ora la parola passa ai giudici.