Cromo, manca la bonifica definitiva 

Pozzo inquinato a Boschi: dopo 7 anni il Comune attende dalla Regione 185mila euro per la seconda parte dell’intervento

QUATTRO CASTELLA. Nell’elenco degli interventi e dei progetti di opere pubbliche del 2017, il Comune di Quattro Castella ha previsto una somma di 185mila euro per lo “studio di fattibilità relativo all’intervento di bonifica cromo secondo stralcio”, che dovrà trovare copertura finanziaria. A distanza di ben sette anni, si è fermi alla messa in sicurezza, mentre manca ancora la bonifica definitiva.
Il capitolo di bilancio richiama alla ribalta una vicenda senza precedenti, che ha suscitato vasta eco e allarme tra la popolazione e che rimane tutt’ora un giallo insoluto.
Nell’ottobre 2010 fu scoperta la presenza di “Cromo VI” (cromo esavalente) ben oltre i limiti di tollerabilità in località Boschi di Puianello, in un pozzo privato di proprietà di Silvano Grassi, 69 anni, e Maria Corghi, 66 anni. Scattarono ordinanze di divieto assoluto di prelevare acqua dai pozzi, analisi del sangue che indicarono Grassi e il nipote contaminati dall’acqua dal caratteristico colore verde luminoso, si formò un comitato apposito con susseguirsi di infuocate assemblee, si ipotizzò perfino un atto di inquinamento volontario. Nel dubbio la Igr, azienda adiacente diventata sospetta, fu indotta a dire stop al ramo di lavorazione che utilizzava il cromo. Un putiferio condito da diversi esposti in Procura – da parte del Comune, del comitato, del padre del bambino e del nonno – e da una indagine della magistratura che non restituì un responso certo. Nessuna soluzione al rebus: lo spauracchio cromo esavalente rimane un mistero, con parecchi punti interrogativi senza risposta.
Sul fronte della bonifica, in assenza di un responsabile, il Comune di Quattro Castella si è sostituito ai privati (tramite un accordo specifico) per tutelare la salute pubblica. E’ stato eseguito il primo stralcio dei bonifica, finanziato dalla Regione per 150mila euro, ricavando una rete di pozzi sentinella. «Il fenomeno non è risolto, ma è controllato e fermo – spiega ora il sindaco di Quattro Castella, Andrea Tagliavini, con delega pure all’ambiente –. L’inquinante c’è ancora, ma è stabile. Quattro volte l’anno viene immesso del solfato ferroso (che abbatte il cromo) nel pozzo e ogni tre mesi vengono eseguiti dei campionamenti sulla rete sentinella. All’inizio, essendo il pozzo molto profondo, si tè temuto che potesse contaminare altre falde. Quantomeno, è stato raggiunto l’obiettivo di tenere sotto controllo l’inquinante e di mettere in sicurezza l’area».
Manca però il secondo stralcio, quello della bonifica definitiva. «Abbiamo inserito quella voce nel bilancio, in entrata e in uscita, per essere pronti quando (e se) la Regione finanzierà il secondo stralcio, ma non c’è un progetto esecutivo e nemmeno quello preliminare: abbiamo trasmesso a Bologna delle linee guida stilate dai tecnici – prosegue Tagliavini –. Un mese fa, in consiglio comunale, è stato approvato all’unanimità un ordine del giorno presentato dalla consigliera Barbara Castiglioni (Sinistra Unita), con il quale l’amministrazione comunale si impegna ad arrivare in fondo alla bonifica».
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