«Grazie a lei molti hanno aperto gli occhi» 

Enrico Bini: «All’inizio qualcuno non la amava ma se c’è questo processo lo si deve anche a lei»

REGGIO EMILIA. «All’inizio non era molto amata a Reggio Emilia, per certi aspetti dava anche fastidio, Ma grazie a lei molti hanno aperto gli occhi». Enrico Bini, tra i primi a denunciare il radicamento mafioso, e un sostenitore della prima ora dell’ex prefetto, non fa giri di parole quando parla di Antonella De Miro. «Oggi le viene reso onore per quello che ha fatto talvolta anche in solitudine: ha disturbato la quiete che c’era a Reggio Emilia. Va dato atto che senza di lei non saremmo qui». Il sindaco Enrico Bini è una presenza costante al processo Aemilia. Quando si fa il suo nome il clima in aula si scalda un po’, il brusio aumenta, gli imputati dentro e fuori le gabbie puntano lo sguardo su di lui.
È accaduto anche ieri quando un avvocato difensore ha incalzato il prefetto chiedendole «come mai Bini fosse così pressante nel denunciare le infiltrazioni» nel mondo dei trasporti. «Ma Bini che interessa aveva?», ha chiesto il legale.
La tesi è chiara: sostenere che l’ex presidente della Camera di Commercio avrebbe combattuto i cutresi perché erano suoi “concorrenti”, dato che in passato era stato in Transcoop. «Mi parlava dei trasporti perché era il settore che conosceva meglio», ha risposto il prefetto.
Ieri nell’aula speciale dove è in corso il processo Aemilia c’era anche l’assessore di Galeata, in provincia di Forlì-Cesena, Potito Scalzulli, che a Reggio è stato direttore del Catasto dal 2009 al 2012. Prima e dopo essere andato in pensione Scalzulli ha presentato esposti che puntano il dito contro un presunto “Sistema catasto”. Come il prefetto, anche l’ex dirigente ha ricevuto lettere minatorie e pressioni di vario genere.
«Tante cose ora cominciano però a convergere - ha detto l’ex direttore del Catasto, facendo riferimento ad accertamenti in corso -. Le cose stanno andando avanti. Al Catasto convergevano interessi di più parti e c’erano disordini amministrativi penalmente rilevanti, che non erano solo episodi a se stanti ma c’erano connivenze con organismi istituzionali pubblici e politici. Il Catasto era un sistema che si sapeva difendere e che poteva contare su agganci anche a Roma: nel mio caso hanno tentato anche di farmi trasferire». (j.d.p.)