Armi, appalti e trasporti l’offensiva del prefetto 

Dal 2009 al 2014 dimezzate le licenze per detenere pistole per difesa personale Le interdittive antimafia sono state 61 e hanno preso di mira 48 aziende

REGGIO EMILIA. Quando il prefetto Antonella De Miro arrivò a Reggio si fece delle domande. Leggeva articoli, prendeva atto di importanti operazioni antimafia, si rapportava ogni giorno con le forze di polizia e soprattutto vedeva in atto dinamiche che nella sua esperienza, anche in Sicilia, aveva già visto all’opera. E oltre a farsi delle domande cercò subito di capire cosa poteva fare per contrastare la mafia. La risposta furono atti molto concreti, riepilogati ieri mattina nel corso della lunga deposizione al processo Aemilia: un giro di vite sulle armi, interdittive per colpire le infiltrazioni nell’edilizia e un attento monitoraggio delle aziende di trasporto.
Quando nel 2014 il prefetto lasciò Reggio le licenze per detenere pistole per difesa personale erano dimezzate rispetto al suo insediamento.
Nel 2009 da corso Garibaldi vennero emanati 24 divieti di detenzione di armi e munizioni, poi saliti a 144 nel 2012, per poi scendere a 34 nel 2014.
Nei suoi anni reggiani la De Miro ha curato 16.200 pratiche antimafia (comunicazioni, informazioni, richieste di adesione alla White List).
Le interdittive sono state 61 e hanno riguardato 48 ditte con titolari non solo calabresi ma anche campani, pugliesi e reggiani; 13 aziende sono state escluse dalla White List.
La De Miro ha ricordato tutto quello che è stato fatto per prevenire le infiltrazioni negli appalti pubblici e dopo il terremoto del 2012 anche in quelli privati. Ha poi parlato dei protocolli di legalità siglati con aziende pubbliche e private: 36, tra cui numerosi Comuni reggiani, Ausl, Iren e Anas.
Un settore finito sotto la lente del prefetto è stato il mondo dell’autotrasporto, anche per le segnalazioni che le erano state fatte da Enrico Bini, presidente della Camera di Commercio, la Fita Cna e la Cgil. «Inoltre l’operazione Pandola del 2009, con l’arresto a Santa Vittoria di Gualtieri di Michele Pugliese, legato alla cosca Nicoscia, mi aveva allarmato sulle infiltrazioni in questo settore», ha spiegato la testimone.
La risposta fu il monitoraggio del mondo dell’autotrasporto, la nascita di un protocollo e poi un Osservatorio in Provincia. Venne creato un sistema per condividere informazioni che portò a cancellare delle ditte e favorì l’attività ispettiva. (j.d.p.)