Progettavano il furto della salma di Enzo Ferrari, arrestate 23 persone

I carabinieri, grazie a una vasta operazione che ha impiegato di 300 militari, hanno smantellato una banda specializzata nel traffico di droga e armi attiva in tutto il Nord Italia

REGGIO EMILIA. Sono 23 le persone arrestate dai carabinieri, di cui quattro ai domiciliari, nell’ambito della vasta operazione compiuta con l’impiego di 300 militari, che ha consentito di smantellare una banda specializzata nel traffico di droga e armi tra il nord Italia e la Sardegna, oltre che in rapine e ed estorsioni tra cui il tentativo di furto della salma di Enzo Ferrari dal cimitero di Modena.

La banda criminale impegnata a cercare sempre nuove fonti di guadagno inizia a progettare il furto a scopo di estorsione della salma dell'ingegner Enzo Ferrari, il fondatore dell'omonima casa automobilistica morto nel 1988, nell'inverno del 2015.

Poco dopo i militari, attraverso un'ampia attività tecnica, vengono a conoscenza del progetto del sodalizio, al cui apice vi è l'orgolese Giovanni Antonio Mereu, detto Gianni, da tempo trapiantato nel parmense. In quell'anno e nell'anno successivo la banda fa diversi sopralluoghi nel cimitero monumentale di Modena dove è sepolto il patron della Ferrari, ma quando sta per entrare in azione, il colpo viene impedito dai servizi mirati.

Predisposti nei pressi del cimitero e in tutto il territorio circostante, dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Nuoro, diretto dal capitano Luigi Mereu, controlli materialmente effettuati dalla Compagnia di Modena. «La banda aveva predisposto tutto nei minimi dettagli - ha spiegato il col. Saverio Ceglie, a capo del Comando provinciale di Nuoro - la pianificazione del furto ricalcava il modus operandi dei sequestri di persona. Nell'ambito del sodalizio sono stati individuate le persone e i ruoli di ciascuno: chi si occupava del furto, chi di trafugare la salma, chi organizzava la richiesta di riscatto ai familiari. Un progetto che è stato in piedi per anni ma che non è mai riuscito per via degli ampi servizi da noi predisposti».

La famiglia Ferrari era stata avvertita dai Carabinieri ed era a conoscenza di tutto.

In totale sono 45 le persone coinvolte nelle indagini: per dieci di queste è stato disposto l’obbligo di dimora mentre gli altri sono stati denunciati a piede libero. L’organizzazione criminale aveva base a Orgosolo, nel Nuorese, con ramificazioni a Parma, Reggio Emilia, Modena, Lodi, Grosseto, Mantova e Padova.

A capo della banda, secondo quanto accertato dagli inquirenti, Giovanni Antonio Mereu, 46 anni di Orgosolo ma residente a Traversetolo (Parma) che aveva anche stretto importanti e stabili legami con la criminalità calabrese. Nel traffico delle armi risultano coinvolti anche un militare dell’Esercito e un impiegato del ministero della Difesa.

Il sistema - sempre in base a quanto accertato dai carabinieri del comando provinciale di Nuoro - era incentrato sulla rottamazione delle armi del 15 Ce.Ri.Mat. (Centro Rifornimenti e Manutenzione) dell’Esercito Italiano di stanza a Padova.

Il luogotenente Giuseppe Mattei, 56 anni di Cadoghene (Padova) e il dipendente del Cerimat Paolo Paris, 52 anni di Stanghella (Padova) avrebbero rubato armi o parti di esse - sempre secondo quanto emerso le indagini - che venivano modificate dall’armaiolo Renato Bazzan, 58 anni, vigile del fuoco residente a Conselve (Padova) per poi venire immesse nel mercato clandestino sardo e calabrese tramite l’organizzazione di Mereu.

Le armi, talvolta realizzate anche assemblando parti rubate al Cerimat, venivano spesso utilizzate come corrispettivo per il pagamento di partite di droga acquistate dalla Ndrangheta calabrese e inviate in Sardegna. Diverse le partite di stupefacente sequestrate nel corso delle indagini da parte dei militari che sono riusciti ad accertare forniture di cocaina anche di 27 chili nell’arco di un mese.