«Sono vicini ai clan Casalesi» Indagati quattro reggiani

SCANDIANO. Come imprenditori e professionisti si sarebbe infiltrati in due imprese aquilane impegnate nella ricostruzione post-terremoto. I dieci, ritenuti vicini al clan camorristico dei Casalesi,...

SCANDIANO. Come imprenditori e professionisti si sarebbe infiltrati in due imprese aquilane impegnate nella ricostruzione post-terremoto. I dieci, ritenuti vicini al clan camorristico dei Casalesi, avrebbero distratto, anche con la violenza, oltre 1 milione di euro con operazioni fiscali fittizie fino a causare il fallimento delle aziende. Tra gli indagati dalla procura dell’Aquila (con le accuse a vario titolo di bancarotta fraudolenta, frode fiscale ed estorsione) ci sono quattro casertani residenti in provincia di Reggio: Mario e Paolo Cecoro (di 39 e 41 anni, entrambi di Scandiano), Patrizio Piccolo (38enne scandianese) e Nunzio Piccolo (42enne di Casalgrande).
A otto dei dieci indagati, e tra questi vi sono i quattro reggiani, è contestata l’aggravante di aver commesso il fatto con le modalità operative utilizzate da «soggetti organicamente inseriti, ovvero fiancheggiatori dell'associazione camorristica denominata clan dei Casalesi».
L'obiettivo era quello, come si legge nei documenti, «di introdursi nel circuito economico della ricostruzione, in particolare attraverso la gestione di cointeressenze economiche e societarie, nonché mediante l'interposizione fittizia di aziende riconducibili all'attività dell'associazione camorristica attiva nell’area della provincia di Caserta con propaggini anche in Emilia Romagna».
Secondo la ricostruzione dell’accusa, portata avanti dai pm aquilani, David Mancini e Fabio Picuti, la distrazione di fondi sarebbe avvenuta, tra le altre cose, attraverso una cessione di rami di azienda. Ai dieci è stata notificato, secondo quanto appreso, l’avviso di garanzia nei giorni scorsi all'atto dell’avviso di conclusione delle indagini.