«Bolognino e Alleluia estranei all’amianto nel cantiere edile»

REGGIO EMILIA. Sulla questione-amianto che – nel processo Aemilia – vede accusati Augusto Bianchini ed altri, ci torna l’avvocato Carmen Pisanello che difende Michele Bolognino e Lauro Alleluia,...

REGGIO EMILIA. Sulla questione-amianto che – nel processo Aemilia – vede accusati Augusto Bianchini ed altri, ci torna l’avvocato Carmen Pisanello che difende Michele Bolognino e Lauro Alleluia, entrambi ritenuti coinvolti su un solo cantiere contaminato (quello del capannone Phoenix, a San Felice). «I miei due assistiti non c’entrano – spiega il legale – sulla base di due passaggi fondamentali. In primis Alleluia è venuto a sapere il 28 gennaio 2015 che sul cantiere dove aveva gettato il calcestruzzo c’era presumibilmente amianto. Ed in aula ha dichiarato: “Se i carabinieri hanno sentito le intercettazioni e sapevano che degli operai dovevano andare su un cantiere dove c’era l’amianto perché non hanno fermato tutto. Non mi hanno tutelato nè a me nè ai miei colleghi. Io so che con l’amianto si muore!”. Il cantiere doveva essere chiuso agli operai già dal momento del primo prelievo del 18 ottobre 2012. In secondo luogo – conclude il difensore – sui prelievi la teste Zanetti ha precisato che pur potendosi fare dei carotaggi nell’area cortiliva, per portare a termine l’ispezione, questi non furono fatti. E certo non era difficile penetrare lo strato superficiale compressato di terreno di un cortile».