«Turrà? Era come uno tsunami» 

Il collaboratore di giustizia cita pure Sarcone e il boss Grande Aracri

REGGIO EMILIA. Su un altro imputato cutrese-reggiano di Aemilia – cioè il 41enne Roberto Turrà, condannato in primo grado a Bologna – si è soffermato ieri il pentito Francesco Oliverio, parlandone come di una persona che vedeva abbastanza spesso a Rho.
«Turrà aveva avuto un problema con un mio affiliato – ricorda il testimone – legato ad una società. Era intenzionato a fargli del male, ma prima doveva parlare con me. Una questione che poi venne risolta». Sempre di Turrà ne dà una descrizione a dir poco colorita: «Faceva danni di ogni tipo, diceva di essere uno tsunami, dove passava lui distruggeva. So che c’erano state delle lamentele a Cutro nei suoi confronti, perché aveva compiuto delle azioni contro i cutresi. Ci siamo visti diverse volte, per altre vicende. Si era attaccato a noi». Poi il pentito lo riconoscerà, ma solo al secondo sofferto “giro” dell’album fotografico mostratogli sul monitor.
Oliverio, invece, non riconosce Nicolino Sarcone, anche se lo cita come presente all’incontro che ebbe con Pasquale Brescia in cui si parlò di soldi falsi, dell’hotel-ristorante da vendere e di droga di cattiva qualità. Con sicurezza indica, invece, Nicolino Grande Aracri che descrive più volte come uno dei più importanti boss del Crotonese. Nei suoi racconti Oliverio lascia “trasparire” tutta la forza della ’ndrina che mise in piedi nel Milanese, con Rho come epicentro. Dice che già nel 2004 sapeva della scelta di Milano per l’Expo (riferendosi alla preparazione dei terreni espropriati), per non parlare di un blitz nel campo nomadi armati di kalashnikov, per sgomberare il campo dopo che i vecchietti del luogo si erano lamentati per una serie di furti subiti. «Il Comune ci provava da anni a cacciarli, senza risultati». La sua maniera per accreditarsi con i politici locali...(t.s.)