Un filo lega Bolognino al re dei videopoker

Le intercettazioni dell’imputato di Aemilia con Femia trasmesse al processo: «Tra i due c’è rispetto»

REGGIO EMILIA. Tra Nicola Femia e la criminalità organizzata calabrese esistono diversi contatti. Uno di questi, secondo il Gico della Guardia di Finanza di Bologna, è Michele Bolognino, imputato nel processo Aemilia contro il radicamento della ’ndrangheta al nord. Femia, ritenuto il vertice di un gruppo legato alla ’ndrangheta che faceva profitti con il gioco illegale in Emilia - condannato due giorni fa a Bologna a 26 anni di carcere in primo grado - è il personaggio al centro del processo Black Monkey. Un procedimento (leggi articolo sopra) nel quale sono state acquisite anche alcune intercettazioni tra Femia e Bolognino, così come tra quest’ultimo e Guendalina Femia (anche lei condannata a 10 anni), figlia del re dei videopoker.

«I rapporti tra Femia e Michele Bolognino sono caratterizzati da un sostanziale reciproco rispetto». Un’informativa articolata, trasmessa al sostituto procuratore della Dda di Bologna, Marco Mescolini, titolare dell’inchiesta Aemilia. Un episodio su tutti, relativo a un’aggressione, mette in luce i rapporti e la conoscenza tra Femia e Bolognino, quest’ultimo considerato il costante punto di contatto tra l’associazione emiliana ed esponenti di spicco di cosche di ’ndrangheta originarie di altre province calabresi. Bolognino e i suoi legali hanno sempre respinto l’ipotesi di un ruolo di vertice per cui è ora imputato centrale in Aemilia, scegliendo peraltro di andare al dibattimento nel processo di Reggio a differenza di altri imputati di vertice, che avevano scelto invece l’abbreviato.

L’episodio, rilevato il 27 febbraio del 2012, riguarda un commerciante d’auto di Granarolo (Bologna) aggredito dal nipote di Femia per una presunta mancanza di rispetto verso un altro parente del capofamiglia Nicola, che per mettere a posto le cose chiama Bolognino, al quale il commerciante fa riferimento. Bolognino si mette quindi a disposizione per un incontro chiarificatore. Ma il nipote di Femia non aspetta l’incontro e aggredisce il commerciante. Bolognino si sente con Nicola Femia al quale dice di non aver agito sul giovane per rispetto dello zio. (e.l.t.)