«Rifiutai Diletto in lista, poi le minacce»

Catia Silva, ex consigliera della Lega, parla in udienza: «Clima di odio contro di me prima delle elezioni del 2010»

BRESCELLO. È stata ritenuta l’ispiratrice di due articoli di giornale comparsi nell’ottobre 2009 che parlavano delle cosche a Brescello e, per questo, pesantemente minacciata sulla piazza del paese, a due passi dal municipio e dalla statua di Peppone. Fatti raccontati ieri a processo dalla viva voce di Catia Silva, esponente locale della Lega Nord, parte lesa nel processo che vede imputati per minacce in primis Alfonso Diletto, (imputato poi nel maxi-processo Aemilia contro la ’ndrangheta e già condannato in primo grado con rito abbreviato a 14 anni e 2 mesi di carcere), che avrebbe agito nei confronti dell’ex consigliera brescellese dopo che la stessa aveva denunciato sulla stampa il radicamento mafioso nel paese della Bassa.

Alla sbarra, oltre a Diletto, accusato di violenza privata (ieri in videocollegamento dal carcere, dove è ristretto al 41bis), anche altri brescellesi di origine calabrese: Salvatore Grande Aracri (figlio di Francesco e nipote di Nicolino Grande Aracri), Girolamo e Carmine Rondinelli (padre e figlio) e Salvatore Frijio, tutt’e 4 accusati di minacce in concorso. Il tutto aggravato dall’aver utilizzato la modalità mafiosa. Salvatore Grande Aracri e Frijo erano presenti ieri in aula.

Silva ha riconosciuto e indicato i due imputati presenti in aula, riportando alla memoria i fatti ma non senza contestazioni da Procura e avvocati difensori. «Nel 2009 – ha raccontato Silva, chiamata come teste del pm Enrico Cieri della Dda di Bologna – Lega Nord e Pdl avevano scelto come candidato sindaco Maurizio Dall’Aglio di Forza Italia. Ma per la nostra lista Dall’Aglio aveva scelto Alfonso Diletto e la figlia. Mi sono bastati questi nomi per negare il mio consenso; sapevamo dei precedenti penali di Diletto. Comunicai il fatto ai segretari provinciali dei partiti e Dall’Aglio fu escluso. Al suo posto fu scelto come candidato Benaglia». Da lì l’interesse della stampa su Brescello, con gli articoli che non andarono giù alla folta comunità calabrese. «Anche l’allora sindaco Vezzani fece un’assemblea pubblica per smentire le voci sorte dopo quegli articoli», spiega Silva dall’aula di Aemilia, difesa da Gianluca Vinci, segretario della Lega Emilia: «Iniziò un clima pesante e di odio nei miei confronti». Poi le minacce in piazza, una domenica: «Salvatore Grande Aracri, spalleggiato dai Rondinelli e Frijo, mi disse “ti metto la canna della pistola in bocca e ti ammazzo, neanche tuo figlio ti potrà aiutare”. Mio figlio è carabiniere. Poi si avvicinò Diletto e mi disse che erano arrabbiati con me per quegli articoli che non gli erano piaciuti e che dovevo smentire quanto scritto dai giornali». Nel 2009 con lei c’era anche il marito Antonio Mori, che ieri ha deposto a sua volta disconoscendo però un verbale del 2012 redatto dai carabinieri di Brescello che riportava la sua firma. Un colpo di scena sul quale poi sono stati chiesti chiarimenti anche al maresciallo Stefano Airini, ex comandante dei carabinieri della stazione locale. Il militare ha poi rivelato che, durante accertamenti per conto della Procura, individuò un contatto telefonico tra Silva e Diletto che contrasta con quanto affermato dall’ex consigliera comunale, che ha detto: «Conoscevo Diletto ma non gli ho mai parlato». «Quegli articoli di giornale crearono molto risalto mediatico – ha raccontato Airini –. Ci fu preoccupazione da parte della popolazione». Diversi anche i residenti di origine calabrese che si recarono in caserma per lamentarsi dell’eco. «Vennero depositate anche delle denunce di Diletto nei confronti di Catia Silva – rivela il militare –. Anche l’ex sindaco Vezzani fece una querela generica». Airini è stato poi incalzato dal presidente della Corte, Alessandra Cardarelli, che gli ha chiesto se sapeva delle minacce a Silva. «Lei venne diverse volte in caserma ma non per denunciare le minacce», ha detto Airini, che consigliò però alla militante del Carroccio di sporgere denuncia.

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