Amianto a Correggio, gli ex sindaci difendono la Cemental

Fantuzzi, Marchi e Ferrari sul banco dei testimoni al processo all'imprenditore Franco Ponti, accusato di omicidio colposo e lesioni gravissime

Negli anni Ottanta non c’erano elementi per la chiusura per legge della Cemental, ma la scienza stava lanciando allerte sulla pericolosità dell’amianto. È la tesi più forte ricostruita lunedì in tribunale a Reggio Emilia da Maino Marchi, ex sindaco dal 1986 al 1992 di Correggio.
 
«Per i servizi sanitari non si poteva escludere un pericolo potenziale», ha detto Marchi, deputato del Pd e tutt’ora cittadino di Correggio, cittadina nel bel mezzo della quale lavorò per anni la Cemental. Un’azienda che impiegava amianto, trascinata in tribunale dopo l’esposto di Andrea Nanetti per la morte per mesotelioma del padre Luciano, che ne fu dipendente. Un’accusa che è valsa l’imputazione nei confronti dell’ex titolare, il cavalier Franco Ponti, accusato di omicidio colposo e lesioni gravissime.
 
Anche lunedì, durante la nuova udienza, l’ex patron dell’azienda, 68 anni, non era presente durante la sfilata sul banco dei testimoni di ben tre ex sindaci chiamati dalla difesa, che hanno sollevato l’azienda e il patron da mancanze gravi.
 
Marchi, dal canto suo, è stato il più tranchant. «La Cemental era un’azienda insalubre e nel piano regolatore era stato previsto lo spostamento in un’altra sede», ha raccontato ieri sfogliando con le mani alcune carte e con la mente i pensieri del suo lungo “regno” a capo dell’amministrazione comunale. Alla fine degli anni Ottanta il Comune fece pressione sull’azienda affinché spostasse la sede. «La discussione comunale era cominciata il 19 settembre del 1988 – ha detto Marchi davanti al giudice Luca Ramponi, incalzato dagli avvocati di Ponti, Corrado Spaggiari e Giovanni Orlandi –. A livello internazionale c’era già un dibattito sulla pericolosità dell’amianto e sulla relazione tra l’amianto e determinate malattie. Non essendo acclarato in quel momento, l’azienda sosteneva di essere pienamente in regola e quindi che poteva essere mantenuta l’attività. La questione, in consiglio comunale, si allacciò a una questione sollevata dai servizi sanitari, secondo i quali non si poteva escludere un pericolo potenziale. Quindi, dopo una fase di confronto certamente serrato, la nostra posizione aveva avuto un forte sostegno trasversale. Maturò così all’interno dell’azienda la volontà di arrivare a una soluzione e di cercare un accordo con l’amministrazione comunale, che si trovò l’anno successivo. È stata infatti una delle prime aziende a cessare l’attività con l’amianto prima che lo imponesse la legislazione». 
 
A parlare poi, è stato Claudio Ferrari, sindaco di Correggio quando era già in atto la bonifica. «Mio padre lavorò per molti anni alla Cemental, da quando ero un bambinetto fino all’adolescenza – racconta Ferrari, in carica dal 1992 al 2004 –. Era molto orgoglioso di essere un dipendente della Cemental. Aveva un ottimo rapporto con la proprietà. Ha sempre considerato il cavalier Ponti una persona che si prodigava a dare una mano alla gente in difficoltà. Questo era un fatto notorio a Correggio. Mio padre non si è mai lamentato della polverosità in azienda».
 
«La medicina legale diceva che la situazione stava cambiando, che andava tutto bene, e io invece posso dimostrare al giudice che i dati erano negativissimi, perché addirittura l'amianto blu, il più pericoloso, superava il limite di legge di allora». L’avvocato Ernesto D’Andrea non ci sta, e a margine del processo lancia strali contro gli ex sindaci e le loro ricostruzioni.
 
Il legale della parte civile se la prende soprattutto con l’ex sindaco Giulio Fantuzzi, che non ha mai negato lo stretto rapporto personale con il patron Franco e tutta la famiglia Ponti, proprietari della Cemental. «Ho sottoscritto il documento pubblico in favore di Ponti perché i sindacati erano molto critici e si rischiava di criminalizzare un’azienda che non meritava questo tipo di giudizio» ha detto Fantuzzi, sindaco di Correggio tra il 1976 e il 1980.
 
Ponti, infatti, era stato il segretario della Dc, imprenditore impegnato in politica e con contatti con l’allora sindaco comunista, che pochi mesi fa ha firmato insieme ad altri un manifesto in difesa di Ponti, così come l’ex sindaco Claudio Ferrari. «L’ho fatto in riferimento a notizie comparse sui giornali – è stata la risposta di Ferrari ieri in udienza durante il processo a Reggio –. Mi sembrava che fosse eccessivo l’accanimento contro Franco Ponti e la sua famiglia. Per quello ho sottoscritto l’appello». 
 
Fantuzzi, anch’egli chiamato come testimone dai difensori di Franco Ponti – imputato per omicidio colposo e lesioni gravissime nel procedimento aperto dal sostituto procuratore Isabella Chiesi – ricorda che «solo nel 1977 furono date la prerogative all’Usl di poter entrare in azienda. Io non sono mai entrato, ma posso assicurare che il rapporto tra la ditta rappresentata da Franco Ponti e il consorzio sanitario era molto collaborativo». «Ma se lei non è mai entrato all’interno dei locali, dove i dipendenti lavoravano tutti i giorni, come può dire che l’azienda non aveva problemi?»,
 
lo incalza D’Andrea. «Solo basandosi sui suoi rapporti personali e anche politici con Franco Ponti?». 
«Assolutamente no – risponde Fantuzzi –. Nel mio ruolo di sindaco posso testimoniare che quell’azienda si comportò sempre in maniera collaborativa con la pubblica amministrazione. La conoscenza politica non c’entra. L’azienda si adeguò alle prescrizioni di tipo sanitario via via acquisite in materia»
 
«Tutti questi sindaci vengono a deporre in favore di questa azienda che ha creato solo morte a Correggio, e ancora ne sta creando. Io vorrei sapere se si è saputo: questa azienda quanti soldi ha preso per l’edificabilità?». Lea Giberti, vedova di Gastone Cipolli, è arrabbiata. E con lei lo sono gli altri famigliari che hanno dovuto piangere la scomparse delle persone più care, mariti o genitori ex dipendenti Cemental morti per mesotelioma.
 
«A me ribolle il sangue – ha detto Andrea Nanetti, che ha perso il padre e da anni si impegna contro la Cemental –. Capisco che si sentano tirati in ballo, ma bisogna dire la verità».
 
«Mio marito – dice Lea Giberti – è stato assessore comunista a Correggio ed è morto di mesotelioma alla Cemental. Qui non si tratta di politica ma di morti». Ieri c’è stata una lunga udienza. «Abbiamo assistito a testimonianze che sembravano preventivamente assai preparate, che però non hanno risparmiato alcune grottesche contraddizioni – dicono poi i membri dell’associazione Esposti Amianto Correggio con un comunicato giunto in serata –. Tuttavia era prevedibile che dei testimoni parenti ed ex dirigenti fedeli al signor Franco Ponti cercassero di difenderlo. Meno normale che Giulio Fantuzzi, un sindaco che per sua stessa ammissione non ha mai messo piede nella “fabbrica della morte”, proferisca giudizi positivi. E Claudio Ferrari quali elementi poteva fornire? Dato che è stato sindaco dal 1992, quando la Cemental era chiusa da tre anni. Infatti la domanda rimane: come mai questi due ex sindaci invece di schierarsi coi propri cittadini rimasti vittime o almeno rimanere neutrali continuano a difendere con tanto interessamento un magnate dell'amianto? Non se mai visto in nessun altro caso d'Italia. Perché?»
 
Ad infiammare gli animi, sempre ieri, è stato ad un certo punto anche Ivano Accorsi, ex responsabile del personale alla Cemental. «L’azienda è stata una delle prime con l’integrazione per la malattia – racconta il dirigente in pensione, che non ricorda dove lavoravano Nanetti e Montanari, le cui morti sono ora il soggetto delle accuse rivolte al patron Franco Ponti –. All’epoca non si parlava di malattie professionali legate all’amianto. Si parlava alle volte di silicosi, ma riguardavano screpolature della pelle per il cemento».