Caso Pagliani, ormai è tutti contro tutti

Non si placa la bufera dopo l’uscita del Pd da Sala del Tricolore. Chieste ancora le dimissioni al capogruppo di Forza Italia

REGGIO EMILIA. Ormai è tutti contro tutti. Il Pd ancora contro Pagliani, che torna di nuovo a contrattaccare. E il M5s che ne ha per tutti.

All’indomani della seduta del consiglio che ha visto la maggioranza uscire da Sala del Tricolore, la polemica politica non accenna minimamente a placarsi. E se da Forza Italia arrivano ancora parole di solidarietà per il capogruppo azzurro, Pd e M5s tornano a chiederne nuovamente le dimissioni. Una lunga giornata in cui continuano a volare i coltelli. Già dal mattino, quando è lo stesso Giuseppe Pagliani a scrivere un post sul suo profilo Facebook: «Io odio le organizzazioni criminali, ’ndrangheta in primis. Ritengo inaccettabile che sulla lotta a questi fenomeni si possa costruire una speculazione politica di parte».

Le accuse che rivolge sono quelle della prima ora, quando l’intercettazione sull’ipotesi di un dossier contro Bini aveva riacceso la miccia sul capogruppo reggiano di Forza Italia, che anche ieri è tornato a tirare in ballo la casa del sindaco Vecchi, il viaggio di Delrio a Cutro e lo scioglimento di Brescello. «Vi sono responsabilità passate per le quali è indispensabile anche per la sinistra locale fare tesoro degli errori compiuti – continua Pagliani – Chiunque sa che a Reggio e provincia, le amministrazioni hanno concesso migliaia di permessi di costruzione a imprese di origine cutrese, le cooperative per decenni hanno utilizzato le imprese cutresi quali subappaltanti per i lavori edili. La fuga dal consiglio del Pd nasconde un problema serio, non si vuole trattare l’argomento. Restituiscano i 76 euro del gettone di presenza per il consiglio che hanno fatto saltare».

Parole alle quali a stretto giro arriva l’appoggio del consigliere comunale, Nicolas Caccavo, e del capogruppo regionale Forza Italia, Galeazzo Bignami. «Aemilia si sviluppa in territori governati dal Pd – afferma Bignami – Per decenni queste amministrazioni hanno fatto finta di non vedere e non sentire». Ma le parole di Pagliani innescano anche la reazione del segretario cittadino Pd, Mauro Vicini. E, ancora una volta, la richiesta è una: dimissioni. «Dopo aver letto nella motivazione dell’assoluzione della “facilità e l’entusiasmo con cui Pagliani si era messo subito al servizio del boss” e sempre ripassando quanto scrisse il Gup che “è da escludere che Pagliani ignorasse la qualità criminale di Nicolino Sarcone, come ha invece sostenuto”, e dell’impegno a fare “dossieraggi” per screditare l’operato di Bini, noi sappiamo con chi non dialogheremmo – afferma Vicini – Non ci consola sapere che questi impegni non hanno dato luogo, secondo il giudice, a reati solo perché non si sono trasformati in atti. Ci si aspetterebbe un atteggiamento diverso da Pagliani, comprese le dimissioni».

Fra i due fuochi il M5s, che spara a destra e a sinistra: «Per primi abbiamo condannato i comportamenti politici di Pagliani e richiesto le sue dimissioni. Ma il Pd si è coperto di grande ipocrisia. Pagliani per noi deve rassegnare le dimissioni, ma il Pd non ha ancora fatto i conti con le sue ipocrisie». Fra i casi sollevati dal M5s – oltre alla casa di Vecchi, a Brescello e al viaggio di Delrio a Cutro – anche il fatto che «per mesi il Pd si è rifiutato di discutere l’ordine del giorno sulle dimissioni di Pagliani», la constatazione che non ci sia stata «una parola da parte del Pd in relazione ai suoi due consiglieri Scarpino e Rivetti, che riaccolsero a braccia aperte Pagliani in Sala Tricolore dopo la scarcerazione» e la mancanza di «scuse pubbliche per i comportamenti tenuti in questi anni nei confronti di Bini da parte di molti esponenti Pd». In serata, arrivano anche le dichiarazioni di Cinzia Rubertelli e Cesare Bellentani (Alleanza Civica): «La decisione di uscire dall’aula del Pd non risponde al corretto rispetto della istituzione. Ci pare ben strano e grave che il Pd sfoggi una faccia “anti Pagliani”, mentre nel segreto dell’urna non ha mancato di fargli avere appoggio in occasione delle recenti elezioni provinciali e nella scelta del membro di minoranza dei revisori dei conti delle Farmacie comunali». (e.spa.)