«Lo stupro? No, era consenziente»

Boretto: il 38enne nega anche il sequestro. Il pm chiede che venga incarcerato

BORETTO. I litigi con botte li ha confermati ma con una puntualizzazione («Ci siamo picchiati a vicenda») per i due episodi dell’anno scorso (collocati il 27 ottobre e nella notte di Natale) che gli vengono contestati dall’ex fidanzata 30enne, mentre respinge tutte le altre pesanti accuse relative sempre a quei giorni: sequestro di persona, violenza sessuale e violenza privata.

Stiamo parlando dell’artigiano borettese 38enne che è stato sentito – in tribunale a Reggio – dal gip Giovanni Ghini nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia legato all’ordinanza che ha ristretto l’indagato agli arresti domiciliari a casa della madre.

Assistito dall’avvocato Alessandra Bonini, il 38enne nega tutto: lo stupro (parla di rapporto consenziente rispetto a quanto accadde in casa sua il 27 ottobre), il sequestro dell’ex fidanzata (rimarca che la chiave era nella porta e lei avrebbe potuto uscire dalla stanza quando voleva) e la violenza privata perché secondo la procura le avrebbe impedito di telefonare per chiedere aiuto, mentre lui ribatte: «Tirandoglielo addosso le avevo rotto il cellulare, ma era stata la conseguenza del litigio». Conferma solo le lesioni, descrivendole però come reciproche.

La misura restrittiva degli arresti domiciliari – disposta dal gip Ghini – viene ritenuta insufficiente dal pm Maria Rita Pantani (titolare dell’inchiesta) e il magistrato inquirente intende perciò chiedere al Riesame il carcere per l’artigiano, per evitare conseguenze peggiori visto quanto ricostruito dai carabinieri.