«Devi prepararmi un dossier contro Bini»

La richiesta, intercettata, del legale Sarzi Amadè al politico Pagliani. Il sindaco di Castelnovo: «Tanto fango su di me»

REGGIO EMILIA. Il maggiore dei carabinieri Emanuele Leuzzi si è soffermato ieri mattina – durante la sua lunga deposizione – su come si approdò il 21 marzo 2012 all’ormai famosa cena a Gaida, ricostruendo la partecipazione di politici, imprenditori, professionisti e persone ritenute dagli investigatori invischiate nella cosca Grande Aracri. Il testimone parla degli spasmodici preparativi, di chi fu invitato e chi no, ma anche delle reazioni a quell’incontro in cui si era voluto “costruire” una reazione alle interdittive antimafia di Antonella De Miro, allora prefetto di Reggio.

È proprio parlando delle reazioni che il maggiore (ai tempi dell’indagine Aemilia comandante dei carabinieri di Fiorenzuola d’Arda) sottolinea il contenuto di una telefonata intercettata fra due che parteciparono alla cena, cioè Giuseppe Pagliani (il politico di centrodestra è stato assolto nell’udienza preliminare di Aemilia tenutasi a Bologna) e l’avvocato Antonio Sarzi Amadè (non coinvolto in nessun modo nel processo Aemilia).

E il testimone rimarca quanto disse in quell’occasione Sarzi Amadè: «Le mosse vengono fatte come cristo comanda… C’era gente che non mi piaceva. Sarcone ad esempio o Palermo. Quella gente lì a me non piace proprio per niente. Gli autotrasportatori fanno lavoro, c’è gente che è rovinata… devono querelare. Ma io ho bisogno di qualcuno che mi faccia un dossier puntuale su Bini che va inchiodato perché vuol fare il sindaco di Reggio. In più c’è un prefetto che fa della roba da manicomio, perché tutte le relazioni sono fatte a cazzo. No, voglio solo quel dossier lì su Bini, devi recuperarmelo in un modo o in un altro. Il Pdl lo usi dopo, prima fai la manovra che attacchi Bini e tutto… Io ho fatto la querela contro Bini e contro Sky, che non è ancora archiviata».

La risposta di Pagliani: «Adesso qualcosa riesco a trovare». Una ricostruzione dell’intercettazione che fa sobbalzare, in aula, Enrico Bini. Il sindaco di Castelnovo Monti – da sempre in prima linea nella lotta contro la ’ndrangheta – poi si sfoga con i giornalisti: «E’ una sorpresa, però ora capisco tante cose. Comincia ad emergere la verità. Ora capisco la sotterranea campagna diffamatoria nei miei confronti. Hanno messo in giro che avevo ricevuto delle regalie, dai rolex ad una villa in Calabria o una busta con dei soldi, per aver sostenuto a qualche azienda del Sud la concessione di fondi europei per il risparmio energetico. La macchina del fango è arrivata persino a dire che ero stato scoperto con l’amante alla Camera di commercio che allora presiedevo. Ma non pensavo proprio – conclude Bini – ad un dossier e che dietro ci fossero Pagliani e Sarzi Amadè». Da parte sua l’avvocato Sarzi Amadè – contattato in serata dalla Gazzetta – è stato lapidario: «Sono già stato sentito dalla Dda di Bologna al riguardo. Ho già dato le mie spiegazioni». Sulla vicenda emersa in aula intervengono anche tre esponenti del Movimento 5 Stelle – Il deputato Maria Edera Spadoni e Giulia Sarti, oltre ad Ivan Cantamessi (capogruppo in consiglio comunale a Reggio) – con una nota: «Quanto letto in aula dal processo di Aemilia dal maggiore di Fiorenzuola relativamente alle intercettazioni tra Giuseppe Pagliani (Forza Italia) e l'avvocato Antonio Sarzi Amadè, ha risvolti politicamente gravissimi. Negli atti si parla della produzione di dossier prodotti contro Enrico Bini che in quel momento era impegnato in battaglie antimafia. La gravità politica di quanto emerso porta alla richiesta di dimissioni irrevocabili da consigliere comunale di Giuseppe Pagliani».