Se provassimo ad essere inospitali

L'editoriale del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, su una corretta informazione sul contrasto all’infiltrazione e all’insediamento mafioso

REGGIO EMILIA. C’era qualcosa di anatomico e fisiologico nei discorsi fatti venerdì nella Camera del Lavoro di Reggio Emilia . Zona grigia, corpi intermedi, anticorpi, antidoti… Malattie? No, la Cgil ha chiamato specialisti, amministratori, scrittori e giornalisti per parlare di mafie nei nostri territori. Il convegno ha messo a confronto Aemilia a Reggio, Pesci a Brescia (ma riguarda Mantova), Kyterion a Catanzaro.

Non ho il minimo dubbio che - adesso, subito - a qualche lettore il tema risulterà noioso o faticoso, non nostrano o nauseante. Mi sembra di sentirlo. Gli rispondo che col suo rigetto eleva la capacità di non vedere, di non partecipare, di lasciar correre, di lasciar fare.

Al riguardo il collega Claudio Cordova, giornalista calabrese della testata online “Il Dispaccio”, presentandosi al convegno come proveniente dall’Altra Reggio, ha fatto bene a importare a Reggio Emilia una metafora del procuratore Giuseppe Pignatone quando era nella sede del capoluogo calabrese, citando il “cono d'ombra informativo in cui troppi fatti si perdono”.

L’informazione è dunque il primo contrasto all’infiltrazione e all’insediamento mafioso. Neanche farlo apposta l’osservazione di Pignatone sembra una risposta battente (di rimbalzo) alla richiesta degli imputati di Aemilia di chiudere le porte ai giornalisti, agli studenti, alle associazioni. Alla stampa perché distorcerebbe, sarebbe colpevolista, e perché noi compresi saremmo destinatari di continue rettifiche e denunce.

Come dire che sbagliamo, distorciamo, esageriamo, dobbiamo stare attenti. Ecco, questo si chiama tentativo di cono e voglia d’ombra.

Rimango nell’ambito delle metafore proposte venerdì nella sede della Cgil per ripassare rischi e allarmi e quella capacità di difesa locale troppo effimera o sconosciuta.

I relatori si sono molto occupati di zona grigia, cioè di quella porzione di società professionale mai presa in decisa considerazione per comprendere le infiltrazioni delle mafie moderne, in tutto il mondo. Per zona grigia si intende l’area dei notai, degli avvocati, dei consulenti, dei commercialisti, attraverso i quali indubbiamente le organizzazioni criminali devono passare per ogni atto civile, amministrativo, immobiliare, legale, economico. In un certo senso è il cosiddetto "mondo di mezzo" che è stato necessario a Mafia Capitale. Zona grigia è il titolo del libro di Nino Amadore uscito dieci anni fa.

Interessante anche l’analisi dei corpi intermedi, cioè sindacati, organizzazioni di categoria, partiti secondo la concezione classica, che creavano in autonomia reti sociali, conoscenza, controllo. È tutto saltato.

Al riguardo il segretario della Camera del Lavoro Guido Mora ha riconosciuto che sarebbe nel ruolo del sindacato anche un’azione di controllo permanente. Ha aggiunto che la polemica sugli anticorpi reggiani che c’erano o non c’erano “è fuorviante”, e che sarebbe ora di occuparci invece di antidoti.

Luca Ponzi del Tg3 Emilia Romagna ha fornito ai relatori e al pubblico un'altra metafora: «La nostra è una regione accogliente».

Attenti a una lettura positiva riguardo i talenti e la generosità degli emiliani.

Invece Rossella Canadè della Gazzetta di Mantova ha rilevato che la città lombarda e confinaria vive il processo Pesci con distacco, quasi zero partecipazione, come fosse alieno, tanto da farle pronunciare un paradosso: “la mafia non è cosa nostra”.

Il calabrese Cordova - che di radicamenti se ne intende - ha indicato i punti vulnerabili proprio nelle descrizioni dei colleghi valpadani: ecco, la vittoria della ’ndrangheta che ha grande capacità d’adattamento, sta proprio nel trovare residenza in regioni accoglienti e in territori dove l’opinione pubblica non si cura degli accadimenti, anche processuali. Il cono d’ombra e la zona grigia possono venire liquidati da un paio di capovolgimenti e lo sforzo costante di tutta la società. Partecipare alla difesa dei valori. Quando è necessario essere una regione inospitale. Quest’ultima contraddizione funziona.

Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
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