Mercatone Uno, sequestri e 10 indagati

Sotto accusa i fondatori. Immobili dell’azienda venduti a una società ad hoc per lucrare sugli affitti: sottratti 300 milioni

RUBIERA. «Noi ci siamo mossi non solo nell’interesse della giustizia, ma soprattutto nell’interesse dei creditori e dei lavoratori». Le parole del procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, sembrano dette apposta per dare un po’ di serenità ai dipendenti del Mercatone Uno di Rubiera. Al lavoro a rischio e alle paure per il futuro ora si aggiunge la bufera scatenata dal sequestro preventivo e dalle perquisizioni effettuate dalla guardia di finanza di Bologna nei confronti di ex soci e amministratori del gruppo.

L’accusa è «bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione». Secondo le fiamme gialle il patrimonio dell’azienda, leader in Italia nella vendita di mobili e di arredamento per gli uffici, sarebbe stato depauperato per oltre 300 milioni di euro nel corso degli anni.

Il sistema utilizzato per la frode prevedeva la cessione degli immobili dell’azienda imolese a un fondo con sede in Lussemburgo. Da qui i beni venivano poi trasferiti alla società Cve. Una volta in possesso dei beni la srl, che secondo gli investigatori è stata creata ad hoc dagli indagati, li riaffittava alla stessa Mercatone Uno a prezzi di gran lunga maggiorati.

Sotto accusa per questa partita di giro ci sono i fondatori. Tra i dieci indagati vi sono infatti Romano Cenni e Luigi Valentini che nel 1983 aprirono il primo punto vendita a Occhiobello. Insieme a loro sono sospettati alcuni familiari: Elisabetta, Susanna e Micaela Cenni da una parte, Gianluca e Cristina Valentini dall’altra. Gli altri indagati sono ex amministratori dell’azienda: Giuseppina Bosi, Ilario Ghiselli e Giovanni Beccari.

Secondo l'indagine, guidata del sostituto procuratore Michele Martorelli, gli indagati avrebbero ceduto beni immobili dell’azienda per un valore di 170 milioni di euro. Mentre gli affitti percepiti dalla Cve vanno dai 15 ai 18 milioni tra il 2006 e il 2013. Il conto presentato dalla Finanza arriva dunque alla cifra totale di 300 milioni.

Le perquisizioni sono avvenute nelle province a Bologna, Imola, Rimini e Milano. Allo stesso tempo è stato eseguito anche il sequestro preventivo delle quote della società Cve.

«Il sequestro – spiega il procuratore Amato – è un’operazione che riesce a coniugare le esigenze del processo penale con quelle dei lavoratori. Il mantenimento di questi beni nella disponibilità delle future iniziative anche dei commissari giudiziali credo lasci ben sperare anche sulla sorte della società».

Dal 2015 Mercatone Uno è sottoposta alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza per effetto della legge Marzano. Il passivo dell’azienda all’atto di ammissione ammontava a circa 520 milioni di euro. Un buco che, secondo le indagini dell'operazione “Property One” sarebbe stato determinato in gran parte dalle operazioni immobiliari degli ex soci. Una condotta che, tra l’altro, ha privato l’azienda delle garanzie per le esposizioni esistenti soprattutto verso il sistema bancario.

Perquisizioni e sequestri sono per altro arrivati proprio nel giorno in cui al Ministero dello sviluppo economico si è tenuto un incontro per parlare del futuro dell’azienda. In ballo ci sono l’oggi e il domani dei lavoratori di 79 punti vendita distribuiti in tutta Italia per una superficie commerciale complessiva di 500mila metri quadri. I commissari vogliono pubblicare in tempi brevi un bando con opzioni più flessibili rispetto a quello andato a vuoto nello scorso settembre. Da tutto questo dipenderà il futuro dei dipendenti di Rubiera che ieri sono andati a lavoro come tutti i giorni tra speranze e preoccupazioni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA