«Aemilia, il diritto di informazione non si può discutere»

Il sindaco Vecchi in difesa di stampa e scuole: «A Reggio prevale la democrazia». I 5 Stelle alla carica: «Dagli imputati richiesta pericolosa, ci vorrebbe la diretta»

REGGIO EMILIA. «Viviamo in una comunità democratica e in democrazia il diritto di informazione non si discute». Il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, interviene così sulla richiesta degli imputati del processo di ’ndrangheta Aemilia di precludere l’aula ai giornalisti e alle scolaresche.

«Difendiamo, non da oggi - prosegue Vecchi - tutti i diritti costituzionalmente riconosciuti, fra i quali, appunto, anche il diritto di cronaca: non si mette a repentaglio, tanto più nel caso di vicende pubblicamente accessibili, quale un processo di mafia a cui possono partecipare i cittadini e di cui la collettività può e deve essere informata. Una informazione obiettiva, puntuale e corretta va a tutela di tutti, imputati inclusi».

Per il primo cittadino reggiano «il lavoro dell’antimafia sociale, le associazioni che lo rappresentano e l'impegno culturale nelle scuole, cui il Comune di Reggio Emilia contribuisce, sono parte attiva di un quadro complessivo, tasselli importanti di una città che si sta opponendo alle infiltrazioni dei clan, a cominciare anche dalle costituzioni di parte civile che unitamente, come enti locali, abbiamo presentato in avvio di Aemilia».

La richiesta, con riferimento ad un «linciaggio mediatico» cui sarebbero sottoposti, è stata fatta per conto anche di altri da Sergio Bolognino, considerato partecipe all’organizzazione criminale al centro del processo e che vede tra i “colonnelli” il fratello Michele, ristretto al 41bis.

I giudici si pronunceranno nella prossima udienza fissata giovedì 19, ma intanto ieri il processo è proseguito con pubblico e media presenti. Sul tema ha preso posizione il Movimento 5 Stelle, con una nota firmata dal senatore Luigi Gaetti, vicepresidente della commissione antimafia, da Giulia Sarti, capogruppo M5s in commissione antimafia e dalla deputata Maria Edera Spadoni: «Alla loro arroganza rispondiamo con un “No” grande una casa e rilanciamo la richiesta della diretta online di tutte le sedute».

Di una richiesta «molto pericolosa», ha parlato poi Gianluca Sassi, capogruppo in Regione Emilia-Romagna del M5s. «Il loro tentativo - ha detto - è chiaro: quello di mettere il bavaglio a chi fin dall’inizio del processo sta raccontando i fatti, gli intrecci e i dettagli del radicamento della mafia e della criminalità organizzata a Reggio e in Emilia. Per questo rimandiamo al mittente questa assurda proposta, ribadendo la necessità che il processo si svolga a porte aperte e che anzi, ai giornalisti e ai blogger che stanno raccontando la verità processuale, sia garantita l'adeguata sicurezza e tutela. Non vorremmo che questa richiesta non sia altro che un modo per intimidire e minacciare chi ha solo il dovere di raccontare la verità».

«Il processo Aemilia deve assolutamente proseguire a porte aperte con la stampa - afferma anche il deputato del Pd Maino Marchi - le scuole e le associazioni e i cittadini proprio per non vanificare i motivi fondamentali che hanno portato il dibattimento a Reggio Emilia e spinto anche a sostenere spese ingenti per l’allestimento del tribunale. Reggio attraverso il dibattimento e grazie ai giornalisti sta conoscendo le dinamiche e le modalità che hanno spinto le cosche a tentare di insediarsi nel territorio. Sarebbe grave se questo percorso di conoscenza si interrompesse».

«Fin dai primi atti del processo - aggiunge la senatrice del Pd Leana Pignedoli - abbiamo affermato che significa fare una operazione di “verità cruda” su quanto accaduto nel territorio emiliano».