Quote rosa, una grana non solo a Casina

Rispettare la legge Delrio è un problema per molte amministrazioni, ma solo qui si usa la strada della ricerca sul web

CASINA. Se Casina è un’eccezione, lo è solo perché cerca un’assessora sul web, Il rispetto delle quote rosa in consiglio e in giunta è un problema comune a molte altre amministrazioni. Al di là della metodologia “atipica” scelta per individuare l’assessore donna, come richiesto dal Difensore civico regionale, ovvero la pubblicazione di una sorta di “bando” sul sito istituzionale del Comune, questa vicenda fa emergere difficoltà slegate dalla semplice contingenza locale, ma che denotano un quadro nazionale mutato rispetto a non molti anni fa.

LA LEGGE. Anzitutto va evidenziato come siano molti i Comuni in Italia che non rispettano la normativa Delrio, che ha sancito le “quote rosa”. Un comune italiano su 4 superiore ai 3.000 abitanti non raggiunge il 40% di donne nelle giunte. Sotto questa soglia di popolazione la normativa può non essere applicata. Ci sono poi casi, come quello di Vetto, in cui nella giunta di 3 componenti tutti e 3 sono uomini, ma senza violare la norma perché è stata composta prima dell’entrata in vigore della legge.

I CASI ANALOGHI. Se è comune il fatto che la presenza di donne in giunta non raggiunga la soglia minima prevista, più raro invece è il fatto che tutti i membri della squadra di governo del Comune siano dello stesso sesso. Oltre a Casina, dove non soltanto la giunta ma anche il gruppo di maggioranza è completamente maschile, sono stati altri tre i Comuni in cui si è dovuto rimettere mano alle giunte.Il Comune di Alto Reno Terme (Bologna) ha provveduto ad inserire una donna in una giunta precedentemente solo maschile. Ma ci sono stati altri due casi che hanno suscitato un certo scalpore in provincia di Bologna: a Ozzano e San Lazzaro fino a poche settimane fa tutte le deleghe erano assegnate a donne, per cui le amministrazioni locali, anche in questo caso dietro indicazione del Difensore civico, hanno dovuto provvedere all’inserimento di rispettive “quote azzurre”. 

In tutti questi tre casi, comunque, l’individuazione dei nuovi assessori da inserire è avvenuta attraverso la strada “canonica” dell’individuazione da parte del sindaco.

LE DIFFICOLTA’. Tuttavia, ci sono probabilmente anche altri fattori dietro le difficoltà del sindaco Stefano Costi nel ricevere risposte positive alla ricerca di una donna da inserire in giunta, che va avanti da tempo e che, alla fine, ha portato alla pubblicazione del “bando” sul web. Anzitutto, è in atto un cambiamento che si è sviluppato nella figura stessa di assessore in Comuni medio piccoli. Gli enti locali di queste dimensioni da anni sono alle prese con difficoltà nel far quadrare i bilanci, e spesso il ruolo delle giunte è quello di incastrare con fatica i conti, difendendo quando è possibile i servizi e cercando di realizzare investimenti, puntando soprattutto su finanziamenti da cercare negli enti sovracomunali. Una attività il cui prestigio di una volta oggi viene spesso appannato dall’impegno, che resta comunque gravoso in termini di tempo e responsabilità. Senza considerare il fatto che ci si ritrova, più che in passato, a dover fronteggiare critiche e polemiche pur non essendoci, in periodo di crisi economica, i fondi per poter «fare tutto».

I SOLDI. Se poi si parla del ritorno economico offerto dall’incarico, siamo lontanissimi dalle cifre di cui si parla per le grandi città. Un assessore di un comune delle dimensioni di Casina, se ha un altro lavoro (scelta pressoché obbligata), e pur detenendo deleghe “pesanti”, ha una indennità media tra i 220 e i 230 euro mensili, che solo in casi rari arriva al massimo a 300 euro. Tra l’altro, sono compensi lordi, che sono stati anche rivisti al ribasso poco dopo l’insediamento dalla giunta Costi.

ALTRE DIFFICOLTA’. Infine, c’è la difficoltà, che ogni donna lavoratrice ben conosce, di coniugare la propria attività professionale, la dimensione familiare e, in questo caso, anche una dimensione politica. Difficoltà che però negli anni recenti hanno superato donne dell’Appennino che sono state protagoniste della politica locale e non solo: per fare qualche nome, Nilde Montemerli, Leana Pignedoli, Sara Garofani, Sonia Masini, e prima ancora, Teresita Guiducci, senza arrivare fino al precedente illustre, che a Casina ha lasciato un muto testimone che domina il paese: Matilde di Canossa.

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