'Ndrangheta, 39 camion confiscati con Aemilia consegnati ai pompieri

Alcuni dei camion consegnati sono stati sequestrati a imprese impegnate nella ricostruzione del Sisma emiliano: saranno utilizzati soprattutto per rimozione delle macerie.

REGGIO EMILIA   “I mezzi confiscati alle aziende malavitose e oggi assegnati ai Vigili del Fuoco testimoniano con i fatti la legalità quale fondamento della ricostruzione”. Così ha commentato oggi l’assessore regionale alla Ricostruzione, Palma Costi, nel corso della cerimonia di consegna al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco di Modena di 39 autocarri, rimorchi e circa 200 pezzi di ricambio confiscati a due aziende di Gualtieri (Reggio Emilia) di proprietà del pentito Giuseppe Giglio nell’ambito del processo antimafia Aemilia, che ora verranno utilizzati nelle zone terremotate del centro Italia.



Si tratta di parte dei beni sequestrati dal Tribunale di Bologna su richiesta della Direzione distrettuale Antimafia dell’Emilia-Romagna nell’ambito dell’operazione “Aemilia” contro clan di ‘ndrangheta attivi in regione, e che ha portato 150 imputati a dibattimento e oltre 80 a riti abbreviati e patteggiamenti.

All’iniziativa ufficiale di consegna, oltre all’assessore Costi, hanno partecipato il procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato, il vice capo dipartimento dei Vigili del Fuoco Gioacchino Giorni, il direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata Umberto Postiglione, il procuratore della Direzione nazionale antimafia Franco Roberti e il prefetto di Modena Maria Patrizia Paba.

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«Una vittoria dello Stato», ha detto il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. «Un modo per rendere evidente e percepibile la legalità», ha aggiunto il direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Umberto Postiglione.

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“Siamo stati il primo post sisma con le ‘white list’ - ha ricordato Costi -, fortemente volute dall’allora commissario Vasco Errani e dal prefetto Gabrielli. Il presidente della Regione Bonaccini ha inoltre voluto che il processo Aemilia restasse in questa regione, decidendo di accollarsi i costi, consci del valore simbolico del permanere all’interno del nostro territorio di questo dibattimento".