«False le dichiarazioni di Giglio»

Pagliani replica al pentito: «Non è mai esistito in patto con il clan»

REGGIO EMILIA. «Palesemente false e diffamatorie le dichiarazioni che ha reso l’imputato Giglio, rimango ancora una volta attonito di fronte a queste palesi falsità imboccate da qualcuno senza alcun elemento riportato e senza alcun dato fornito». Giuseppe Pagliani torna alla carica dopo essere stato nuovamente tirato in ballo dal pentito del processo Aemilia durante la scorsa udienza una volta interrogato sui rapporti tra il consigliere di Forza Italia e gli esponenti del clan. «Perfettamente come accadde il 23 di marzo scorso, le dichiarazioni di Giglio sono del tutto inverosimili e completamente smentite da tutte le prove acquisite nel processo che mi riguarda - dice Pagliani - oltreché dal Tribunale del Riesame, la cui ordinanza è passata in giudicato e dalla sentenza di assoluzione emessa dal tribunale di Bologna in data 22 aprile scorso che mi assolve completamente da una accusa falsa ed infamante. Basta la lettura di queste dichiarazioni, tutte peraltro “per sentito dire” e riferite da persona a me completamente sconosciute, per capirne la falsità. Si parla infatti di presunti lavori che io avrei dovuto apportare, la verità, però, è che nel 2012 io ero un consigliere provinciale all’opposizione e non avevo alcun potere di decisionale su appalti e lavori pubblici. Oltretutto quali favori elettorali avrei preteso se le prime elezioni si sarebbero celebrate non prima di due anni e mezzo dal marzo 2012? La verità è che non è mai esistito nessun patto, e tutti i testimoni lo escludono categoricamente in tutti gli atti del processo. La memoria difensiva di 70 pagine presentata dai miei difensori, oltre alle loro arringhe in udienza, hanno definitivamente smantellato l’intero impianto accusatorio della procura di Bologna, il cui accanimento nei miei confronti ha raggiunto davvero limiti inaccettabili».