«È necessaria un’educazione giuridica»

Il presidente Caruso ha chiuso ieri il Convegno “Comunicare la giustizia”. Oltre duecento i partecipanti

REGGIO. Molto partecipata, ieri nell’aula bunker di Aemilia, l’iniziativa dei due Ordini professionali (giornalisti ed avvocati) sul tema “Comunicare la giustizia”. Oltre duecento i partecipanti, fra cui anche una rappresentanza (17 studentesse accompagnate dal professor Stefano Aicardi) dell’istituto “Matilde di Canossa”. Saluti non formali, in avvio, quelli portati dal presidente vicario Cristina Beretti, dal procuratore Giorgio Grandinetti, dall’avvocato Franco Mazza e dall’avvocato Celestina Tinelli (in rappresentanza rispettivamente dell’Ordine degli avvocati e del Consiglio nazionale forense) nonché dal presidente Antonio Farnè (Ordine regionale dei giornalisti). Poi è stata la volta delle tante “anime” di questa giornata di studio e di confronto, con idee anche stridenti. Carlo Fusi, redattore de Il Dubbio (sui guasti della giustizia-spettacolo), il docente universitario Nicola Mazzacuva (su informazione e processo penale), Benedetta Salsi, redattrice del Carlino (sul ruolo del cronista di giudiziaria), il docente universitario Giuliano Lemme (sulla percezione distorta delle informazioni giuridiche al tempo dei social network) e il redattore della Gazzetta di Reggio, Tiziano Soresina, che si è soffermato sul delicato versante dei giornalisti e le liti temerarie. Ha chiuso i lavori Francesco Caruso, ora alla guida del tribunale di Bologna: «L’ideale sarebbe disporre di istituzioni che assicurino la realizzazione dell’obiettivo di un’adeguata educazione giuridica nella comunità tale da consentire alla società di conoscere e capire come lavorano i magistrati. I giudici – rimarca – debbono porsi il problema di confrontarsi direttamente con i cittadini, per rendere conto dell’esercizio del potere loro delegato e debbano agire tenendo conto del giudizio critico di un’opinione che deve diventare esperta, non certo per assecondarla per farsene condizionare, ma per giustificare e rendere conto delle azioni intraprese».