Il populismo ha il ventre molle

REGGIO EMILIA Dopo la Brexit e la vittoria di Donald Trump, il ritorno ai muri e la riscossa delle autonomie, è tutto un parlare di pancia. È il momento della pancia dell’elettorato. È la stagione politica nella quale i progressisti non sono riusciti a parlare alla pancia della gente. Siamo nel tempo nel quale sondaggisti e giornalisti non intuiscono quello che va muovendosi nella pancia del corpo sociale. Infine, attraversiamo una lunghissima stagione nella quale titoli tossici e crediti deteriorati se li tengono in pancia banche, società e Paesi.

Sto accatastando una cianfrusaglia di formule, modi di dire, allegorie, che attraversano ogni commento, tutti i giorni. È l’occasione della pancia del mondo. La metafora è immediata: il ventre è la regione anatomica animale meno intellettuale, meno ragionante, la più sensibile. Basta nulla per cambiare la sua motilità. Sappiamo cos’è un mal di pancia. L’intestino, così complesso e ultimativo, vive d’istinto. Visto? Sono stato bravo a non precipitare nelle allusioni volgari facili.

Ebbene, molti considerano che i vecchi schemi occidentali sono e saranno vittime della pancia dei cittadini, che ormai neanche i demoscopici sanno prevenire. Vittime: la Casa Bianca, l’Unione Europea, gli Stati cooperanti e solidali. Anche il governo italiano, alle prese con le ragioni sofistiche del sì e del no del referendum costituzionale, deve temere i crampi ventrali di certo elettorato. Il che è tutto dire se si considera che Renzi il rottamatore potrebbe alla fine restare vittima del digestore.

Proprio sulla pancia dei cittadini – che è il ventre molle della politica – si appuntano le speranze del Movimento 5 Stelle, della Lega salviniana, delle destre della Meloni. Al di là delle fini ragioni programmatiche e strategiche, per loro la Brexit, Trump presidente eletto, il disfacimento della Ue, sono un sogno che s’avvera. E s’avvicina. La pancia dell’Inghilterra (che non è la City londinese), la pancia dell’America profonda (che non è la west coast), la pancia degli Stati orientali della Ue (che non hanno le stesse dinamiche dei Paesi fondatori)...

Proprio per questa aspettativa, proprio per certe vittorie a sorpresa, sta per diventare lecito e praticabile il populismo che è la prima irradiazione della pancia. Ha vinto il populismo, il ritorno dei populismi, il populismo ha ragione, il populismo è la vera democrazia perché è il contrario del potere assunto dalle élite. Nonostante la storia continui ad ammonire che il populismo non è un buon regolatore di pancia.

Basta ricordare che la sua codifica risale ai movimenti che portò in groppa la rivoluzione russa e si trasformarono nell’assillo politico ed economico del sistema sovietico. Oppure è necessario far due conti con l’altra parte del mondo, l’Argentina, dove il populismo segnò l’epoca di Peron. Per costituire il populismo è necessario un capo carismatico e masse popolari adeguate (cioè più o meno adoranti).

Credo però che il populismo a cui fanno riferimento gruppi e movimenti politici italiani ed internazionali, sia per loro una facile opportunità.

Visto che oggi è domenica mi va di considerare un insegnamento evangelico, che tratto molto laicamente.
Quando Cristo decise di fare il complicato e indigeribile Discorso della Montagna (beati gli afflitti, beati quelli che hanno fame e sete di giustizia...), mise il popolo in una condizione di ascolto. Il popolo per concentrarsi e ragionare su prospettive tanto universali, doveva avere la pancia piena. Fu così che Cristo moltiplicò i pani e i pesci, sfamò la moltitudine in tumultus (agitata confusione).

Chiaro? Se le élite non scoveranno e imboccheranno una via per uscire dalla crisi e inaugurare un nuovo benessere – per tutti – potranno anche predicare, profetare, congetturare, astrarre, ma continuerà il tumultus. Il populismo diverrà una cosa bella. E taluni continueranno a parlare alla pancia (che non ha orecchie).