Minacce alla leghista, in aula 25 testimoni

In tribunale a Reggio, nell’aula bunker, entrerà nel vivo solo fra tre mesi il processo che intende fra luce su una vicenda che risale al 2009, quando – secondo l’accusa sostenuta dal pm antimafia...

In tribunale a Reggio, nell’aula bunker, entrerà nel vivo solo fra tre mesi il processo che intende fra luce su una vicenda che risale al 2009, quando – secondo l’accusa sostenuta dal pm antimafia Marco Mescolini – l'esponente del Carroccio Catia Silva era stata presa di mira da Alfonso Diletto (poi imputato nel maxiprocedimento Aemilia contro la 'ndrangheta e già condannato in primo grado con rito abbreviato a 14 anni e 2 mesi di carcere), che avrebbe agito nei confronti dell'ex consigliera brescellese dopo che la stessa aveva denunciato sulla stampa il radicamento mafioso nel paese di Peppone e don Camillo. Alla sbarra, oltre a Diletto, anche altri brescellesi di origine calabrese, cioè Salvatore Grande Aracri (nipote di Nicolino Grande Aracri), Girolamo e Carmine Rondinelli (padre e figlio) e Salvatore Frijio: il primo per tentata violenza privata e gli altri quattro per minacce in concorso. Il tutto aggravato dall'aver utilizzato la modalità mafiosa.

Ieri la Corte – presieduta da Dario De Luca, giudici a latere Alessandra Cardarelli e Luca Ramponi – ha ammesso la testimonianza di 25 persone, fra cui gli imputati e la Silva che si è costituita parte civile tramite l’avvocato Gianluca Vinci. Le intenzioni dei giudici sono quelle di raccogliere le testimonianze nella prossima udienza, prevedendo al massimo una seconda “tappa” per conclusioni e sentenza. «Siamo soddisfatti, a sette anni dai fatti – commenta l’avvocato Vinci – finalmente s’intende velocizzare questa vicenda giudiziaria». (t.s.)