«Fieri che Lenin sia ricordato qui»

Cavriago, il direttore del Coro dell’Armata rossa rende omaggio al celebre busto

CAVRIAGO. «Sapevo che qui a Reggio, che visito per la prima volta, è custodito il busto di Lenin. Non sapevo che si trovasse a Cavriago. Sono orgoglioso di sapere che il nostro leader rimane vivo anche nella storia italiana».

Così il generale Viktor Eliseev, direttore dell’Orchestra e direttore artistico del Coro dell’Armata Rossa – l’imponente ensemble di 200 ballerini, coristi e artisti, 80 dei quali si sono esibiti ieri sera al Lime Theater di Reggio Emilia –, senza dubbio dotato di physique du rôle, ha commentato il suo arrivo a Cavriago, ieri pomeriggio, dove ha fatto tappa per rendere omaggio davanti al busto di Lenin.

Accompagnato dalla moglie e dall’interprete, il generale si è tenuto alla larga dalle domande politiche. «L’Ucraina? Siamo un unico popolo, non è possibile spezzare il legame tra Russia e Ucraina. Spero che a breve la situazione ritornerà alla normalità – ha detto il generale –. L’esercito? Non ci tiriamo indietro se ci sono difficoltà, ad esempio davanti al terrorismo, e il nostro dovere non è solo cantare, ma siamo per la pace e per la vita».

Eliseev, veterano dell’Armata che guida da oltre trent’anni, si dimostra più sorridente e rilassato di fronte ai ricordi legati all’Italia. «È stato il primo Paese che abbiamo visitato fuori dalla Russia, nel primo grande tour all’estero del 1988. Fummo ricevuti da papa Paolo Giovanni Paolo II. Sua Santità ci fece un discorso augurandoci lunga vita e una prosperosa carriera, il che si è avverato. Poi ,quando cantammo l’Ave Maria di Schubert e la canzone popolare “Kalinka”, il pontefice battè il piede a tempo. Abbiamo fatto ballare il papa».

Ieri all’arrivo del generale Eliseev erano presenti il sindaco Paolo Burani e il maresciallo capo Vincenzo Restivo.

Nei giorni scorsi Liusca Boni, consigliera del gruppo “Cavriago città aperta”, ha dato il benvenuto a Eliseev tramite un comunicato in cui ha ricordato il legame tra Cavriago a Lenin. «Le elezioni amministrative del 1920 sancirono la nomina del sindaco Cavecchi – ha ricordato Boni – e un voto fu simbolicamente dato a Lenin. Da qui il conferimento del titolo di primo cittadino onorario al leader del bolscevismo».