Il pentito Giuseppe Giglio testimonierà

No dei giudici alle eccezioni dei legali contro l’audizione. A dibattimento sotto la lente ancora il meccanismo delle cartiere

REGGIO EMILIA. Giuseppe Giglio, il primo – e al momento l’unico – pentito dell’inchiesta Aemilia sarà chiamato a testimoniare in aula, così come richiesto dai pubblici ministeri Marco Mescolini e Beatrice Ronchi.

Lo hanno deciso i giudici Francesco Maria Caruso, Cristina Beretti e Andrea Rat nell’udienza del processo Aemilia che si è tenuta ieri nell’aula bunker del palazzo di giustizia di Reggio. «La testimonianza può e deve essere ammessa» ha detto Caruso, respingendo le eccezioni presentate dagli avvocati difensori contro l’audizione dell’imprenditore cutrese residente a Montecchio, già condannato in primo grado con rito abbreviato a 12 anni e mezzo.

Verrà sentito nell’udienza dell’11 novembre prossimo. Intanto, verranno acquisiti i verbali degli interrogatori effettuati alla presenza dei due magistrati antimafia da Giglio – attualmente ristretto in regime di 41 bis – da quando ha deciso di collaborare. Lunghe conversazioni durante le quali ha sviscerato, e sta continuando ad approfondire, il funzionamento soprattutto degli affari all’interno della cosca che l’inchiesta, e la sentenza di primo grado firmata dal giudice Francesca Zavaglia e pubblicata nelle scorse settimane, ha stabilito essere radicata in Emilia.

Affari, si diceva. Quelli che secondo gli investigatori rappresentano l’ossatura della ’ndrina emiliana. Affari che avevano nella produzione e nella circolazione di false fatture, attraverso società cartiere, il proprio fulcro. Ieri è andato avanti per tutta la giornata il proseguimento dell’audizione del maresciallo dei carabinieri di Modena, Emilio D’Agostino, già iniziata nell’udienza precedente. C’è Paolo Pelaggi al centro delle indagini ricostruite meticolosamente in aula. E i suoi affari, che portano sempre a due nomi: il pentito Giuseppe Giglio e Pasquale Riillo, quest’ultimo imputato a dibattimento.

Ci sono loro, secondo gli investigatori, dietro le società che fanno riferimento a Paolo Pelaggi, già condannato a un anno e sei mesi. Società cartiera, si diceva. Che producono carta, dunque nient’altro. Come la Cdi Technology di Gualtieri. Il maresciallo D’Agostino ha raccontato della scoperta di un magazzino, sempre a Gualtieri, vuoto però. Eppure, per dare “sostanza” alle false fatturazione, per dare credibilità alle carte, qualche spedizione avveniva davvero. L’investigatore ha raccontato di quando hanno intercettato scatoloni sigillati di televisor Samsung. Molti, però, si erano rivelati vuoti. Così come vuoti erano i case di computer anch’essi sigilillati e imballati. Intercettati anche scambi di mail da un indirizzo di posta e l’altro, riferite a società distinte in “affari”. Ma che in realtà venivano inviate e ricevute nello stesso ufficio. «Queste imprese non sono isole nell’oceano – ha detto D’Agostino – ma realtà collegate da autostrade a quattro corsie, lungo le quali viaggiavano i soldi. In breve tempo una sostituiva l’altra».

Nella prossima udienza, in programma domani, è attesa l’audizione del reggiano Paolo Bellini, ex collaboratore di giustizia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA