Colacino non risponde alle domande Amato protesta: «Non mi opero più»

Michele Colacino, l’imprenditore cutrese assolto in primo grado nel processo Aemilia, si è avvalso della facoltà di non rispondere ieri mattina in aula. A chiamarlo era stata la difesa dell’imputato...

Michele Colacino, l’imprenditore cutrese assolto in primo grado nel processo Aemilia, si è avvalso della facoltà di non rispondere ieri mattina in aula. A chiamarlo era stata la difesa dell’imputato Alfredo Amato, rappresentato dall’avvocato Franco Beretti. Amato è imputato per l’incendio dell’auto di Colacino, avvenuto nel 2012. L’imputato deve essere presto operato, per restare convalescente almeno quattro mesi. Per questo, ha chiesto l’anticipo della convocazione del suo teste. Ma quando Colacino se ne va senza parlare, sbotta ancora una volta la reazione dell’uomo che da dietro le sbarre della gabbia chiede di intervenire. «Avrebbe dovuto chiamarlo il pubblico ministero a testimoniare» rilancia arrabbiato perché Colacino se ne è andato senza parlare e toccare l’episodio che lo riguarda.

«Devo fare della galera da innocente, sono qui da due anni» si lamenta. Poi a proposito delle cure che lo aspettano, attacca a dire: «Devo rinunciare all’intervento, sarò costretto a non farmi operare perchè non posso non venire qui. Non so cosa salta fuori da qui...». Ma il presidente Francesco Maria Caruso lo ha voluto rassicurare: «Non si preoccupi che nelle prossime settimane ci occuperemo di altre cose che non la riguardano».

«Faccia come crede, ma faccia quello che deve fare» sono state le parole di Caruso che poi ha ripreso l’udienza continuando la lunga audizione del maresciallo Emilio D’Agostino. (el.pe)