«Minacciato nel ’70 dalla mafia cutrese»

L’allora giovane cronista Zambonelli pubblicò un’inchiesta sul caporalato in edilizia e ricevette una lettera minatoria

REGGIO EMILIA. «Le infiltrazioni mafiose cutresi a Reggio? Nell’edilizia c’erano già quasi cinquant’anni fa!». E’ lapidario Antonio Zambonelli. Non parla come segretario provinciale dell’Anpi, ma come cronista di lungo corso che aveva “costruito” nel 1970 un’inchiesta su quanto stava accadendo nei cantieri edili reggiani, ritrovandosi poi nel mirino di minacce di morte a dir poco esplicite “annunciate” da una lettera anonima minatoria firmata la mafia di Cutro...

L’inchiesta era apparsa 46 anni fa sul quindicinale “Reggio 15”, firmata con lo pseudonimo “Mino Minelli” dal giovane giornalista Zambonelli: «Allora venivano usati spesso gli pseudonimi – spiega – del resto erano tempi difficili, qualche precauzione bisognava pur prenderla». Sono due i pezzi che entrarono nelle pieghe di un meccanismo illegale in campo edilizio, pubblicati nel giro di 15 giorni.

Nel primo articolo – dal titolo “La mafia dei cantieri” – parlava di un’indagine della questura su un imprenditore reggiano e un “caporale” cutrese. Le accuse: mancata compilazione dei libri paga, l’appalto di mano d’opera (vietato dalle norme), l’omessa comunicazione delle assunzioni all’Ufficio del lavoro, l’ingaggio di operai senza il libretto di lavoro, la mancata denuncia all’Inail e l’assenza di versamenti contributivi. Operai senza diritti, tenuti in pugno dal “caporale” che così assicurava manodopera fidata e decisamente stakanovista (muratori e manovali anche da 12 ore al giorno, in cantiere pure di sabato e di domenica mattina). Cottimisti – specializzati in rivestimenti, stuccature ed altre specifiche attività edili – che si rivelavano essere un gran affare, ma illegale, per l’imprenditore che così utilizzava braccia sottopagate, ponendosi sul mercato in maniera sleale rispetto a chi invece rispettava le leggi sul lavoro.

Una ricostruzione proseguita nel secondo articolo, con tanto di costi orari di questi “fantasmi” dei cantieri, puntando il dito sulla situazione creatasi: “Gli impresari che si servono dei cottimisti risparmiano ingenti somme – si legge nell’’articolo del 29 novembre 1970 – omettendo di versare i contributi assicurativi e pensionistici. Le gravi responsabilità dell’Ispettorato del lavoro incapace d’intervenire. Gli industriali edili intendono limitare la forza contrattuale dei lavoratori regolarmente assunti”. Un’inchiesta che “qualcuno” aveva tentato di troncare, spedendo una lettera minacciosa scritta con un normografo e in un italiano non proprio impeccabile: “A Mino Minelli ficcanaso, se continui a scrivere tutte quelle fandonie sui cutresi sarai un uomo morto, se vuoi un consiglio lascia Reggio entro giovedì senza scrivere altro su Reggio 15. Se ai capito o sparisci o ti troveranno sforacchiato con questa (sul foglio c’è disegnata una pistola, ndr). Crepa vigliacco”. E Zambonelli cosa fece? «Non ebbi paura, non sapevano chi fosse Minelli. Purtroppo la rivista chiuse di lì a poco. La magistratura si era allora occupata di queste vicende, ma sono trascorsi 46 anni e con Aemilia si è capito che i problemi sono rimasti...».

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