Dalle “gabbie” urla e tensioni ma Caruso stoppa i detenuti

REGGIO EMILIA. Commenti ad alta voce, richieste di poter prendere la parola e “turbolenze” che costringono più volte Francesco Caruso – che presiede la Corte – ad intervenire. Insomma, di udienza in...

REGGIO EMILIA. Commenti ad alta voce, richieste di poter prendere la parola e “turbolenze” che costringono più volte Francesco Caruso – che presiede la Corte – ad intervenire.

Insomma, di udienza in udienza si alza la pressione nelle “gabbie” dei detenuti. Interruzioni che Caruso stoppa però sul nascere. Il ritornello è sempre quello: «Interverrete al momento opportuno – dice più volte il presidente della Corte – e poi vi sono in aula i vostri avvocati che vi rappresentano». E in effetti di bagarre se ne crea fra alcuni avvocati difensori e il pm antimafia Marco Mescolini, relativamente al modo di condurre la lunga testimonianza del maresciallo Emilio Veroni. I difensori interrompono il testimone: «Questa non è una requisitoria, i testimoni devono parlare dei fatti, non fare il riassunto di valutazioni fatte da altri». S’inserisce anche, dalle sbarre, l’imputato 45enne Gianluigi Sarcone che si sente toccato sul vivo da una ricostruzione che lo riguarda: «Quelli erano contatti di lavoro. Non ha senso – prima urla, poi gli danno un microfono – parlarne come se fosse un reato. Sono storie quelle che sento...».

Il pm Mescolini replica a tutti e alla fine del botta e risposta commenta: «Sono interventi per interrompere il teste che è efficace!». Sempre dalle “gabbie” arriva poi l’ormai immancabile protesta quando in aula i detenuti vedono in azione una telecamera. Non hanno dato l’autorizzazione ad essere ripresi e stavolta tocca all’operatore di Telereggio di trovarsi tirato in ballo. «Ci ha filmato!» gridano, i carabinieri controllano subito dalla telecamera, non è così. (t.s.)